Ciao Radja, ci mancherai…

Tanti sono gli attestai di stima ricevuti negli ultimi giorni ormai dall’ex giallorosso. Forse banale, forse scontato, ma anche noi ci vogliamo unire al coro per salutare un grande giocatore che va via con la nel cuore… Scelta giusta o sbagliata, di certo non sta a noi dirlo ma ci piace salutare un amico, uno che ha sudato su questa maglia e per questo non sarà mai dimenticato…

Il primo messaggio è un ringraziamento per averci ispirato, cosi come spesso anche aiutato, a risolvere tante copertine: in questi anni, ben 6 sono state dedicate a lui… Nel bene o nel male, lui ci ha sempre messo la faccia, e cosi si è conquistato la stima ed il rispetto di tutti.

Il secondo omaggio, è l’ultimo pezzo che gli abbiamo dedicato al belga (La 364 – gennaio 2018) dove ovviamente nessuno poteva prevedere quello che poi è successo.

Nel frattempo, un grosso in bocca al lupo al ‘Ninja’ e… grazie ancora di tutto!!!


IL PERSONAGGIO – RADJA
La 364 – Gennaio 2018

Il nuovo anno si è aperto nel segno di Radja , nel bene e nel male protagonista di questo inizio 2018. A quattro anni dal suo arrivo nella Capitale ripercorriamo la parabola di uno tra i centrocampisti migliori d’Europa.

Nato sotto il segno del Toro, nelle stelle prima ancora che nei tatuaggi incisi sul corpo è scritta la storia del centrocampista che ha animato questo inizio d’anno avaro di soddisfazioni calcistiche ma ricco di colpi di scena e imprevedibili sviluppi. Originario di Anversa da padre indonesiano e madre fiamminga, Radja cresce in una realtà difficile, dove alle difficoltà familiari si aggiungono le insidie d un ambiente difficile nel quale il calcio rappresenta il sogno e l’ancora di salvezza: «Ho avuto un passato molto difficile e con amicizie molto particolari, non tutte giuste. Oggi li sento ancora, perché crescendo si matura tutti quanti. Ma sono esperienze di vita che ti servono per diventare una persona più forte, per capire cosa sbagli nella vita e cosa no – ha avuto modo di raccontare in un’intervista rilasciata al portale UEFA nello scorso novembre – L’importante è che ho fatto un percorso di vita importante, a scuola non andavo benissimo e ho avuto la fortuna di aver avuto la possibilità di giocare a calcio venendo in Italia».

Un passaggio fondamentale della sua vita nel quale centrale è stato il ruolo del suo procuratore Alessandro Beltrami, definito più come “un fratello” tanto da essere scelto come padrino di Aisha, la bambina avuta dalla moglie Claudia nel 2011. L’agente Fifa nota il giovane trequartista, dal fisico ancora esile ma dotato di tecnica e tanto cuore, tra nelle file del Germinal Beerschot, club della sua città natale. Beltrami lo porta a Piacenza nel 2005, quando è ancora minorenne. Un cambio di vita non semplice: «Per come ero cresciuto era molto difficile lasciare la mia città, i miei amici, i miei cari. Dopo sei mesi me ne volevo andare, poi alla fine sono rimasto e ho fatto la scelta giusta». Le prime due stagioni le trascorre nel settore giovanile, entrando poi stabilmente nel giro della prima squadra Con i biancorossi disputa, in due campionati e mezzo, 69 partite nella serie cadetta. Somma prima, ma soprattutto Pioli arretrano il suo raggio d’azione schierandolo mezzala a centrocampo, ruolo nel quale riesce a esaltare le sue caratteristiche.

Il salto nella massima serie, nel gennaio del 2010. La bella storia che lega al Cagliari nasce in un giorno di gennaio del 2010 quando, mentre sulle due sponde del Tevere arrivano Toni e Floccari, Radja sbarca in prestito in Sardegna con la sua distintiva pettinatura e una valigia carica di speranze. Un periodo segnato dalla morte della madre alla quale Radja era molto legato e a cui sono dedicate le ali che si è tatuato sulla schiena e che riportano la data di nascita e morte della persona a cui sarà eternamente riconoscente. «Ricordo ogni parola che mi ha detto. Dopo tutti i problemi che abbiamo dovuto affrontare in passato, rimpiango specialmente il fatto che non mi abbia visto giocare in Champions League e per il Belgio. Quando gioco lo faccio sempre con determinazione e coraggio, caratteristiche che ci ha insegnato da quando eravamo piccoli. Mi ha dato la determinazione di lottare per i miei obiettivi, ecco perché in campo non ho mai paura e sono sempre aggressivo». E in rossoblu Radja spicca il volo diventando uno dei centrocampisti più importanti del campionato.

L’esordio con la società di Cellino non è certo dei migliori. Il 28 febbraio, sul campo del Chievo, viene espulso pochi minuti dopo il suo ingresso in campo. A proposito di cartellini rossi: quella resta l’unica espulsione diretta nella carriera di un giocatore duro ma sempre corretto, costretto ad abbandonare anzitempo il campo per motivi disciplinari solo in un’altra occasione(doppia ammonizione, in -Sassuolo del 2016 per due falli su Pellegrini).
Con Allegri, allora sulla panchina degli isolani, il feeling non scatta ma mentre l’allenatore non chiuderà quella stagione il centrocampista, partita dopo partita, si conquista un ruolo che lo accompagnerà nel prosieguo della carriera: quello di essere un giocatore imprescindibile.

Dalla stagione 2010-2011, infatti, non scenderà mai sotto le 35 presenze stagionali, primeggiando nella classifica dei contrasti vinti nei massimi campionati europei. In quattro stagioni tra gli isolani disputa 137 partite, con sette reti, diventando ben presto il beniamino del Sant’Elia e l’oggetto del desiderio di diversi importanti società. A spuntarla è la del Ds Walter Sabatini nel gennaio del 2014, dopo la brutta sconfitta subita a Torino contro la Juventus campione d’inverno, si rifà nei confronti degli acerrimi nemici aggiudicandosi la metà del cartellino per una cifra intorno ai nove milioni di euro. Altrettanti, più il gentile prestito oneroso di Ibarbo, ne sborserà la società di Trigoria la successiva estate per il riscatto della seconda metà.

Arrivato come rincalzo di lusso, a sentire i fini conoscitori del calcio romano, è stato capace di prendersi una maglia da titolare a quarantotto ore dal suo arrivo nella Capitale per non lasciarla più. Una maglia, e un ambiente, quella romanista che non ha solo indossato ma ha vissuto così intensamente da diventare una seconda pelle. Il belga, naturalizzato romanista, nelle sue prestazioni calcistiche come in quelle video e social riesce a incarnare vizi e virtù tipiche della nostra città molto più di tanti che da queste parti sono nati e cresciuti, o della maggioranza di coloro che a Roma hanno trascorso interi decenni. Con quello spirito fieramente anti-juventino espresso sia nelle interviste ufficiali che nelle uscite private, ma “diversamente condivise”, la cui spontaneità è certificata dall’accento tipico e il tono vagamente brillo. Con Rudi Garcia diventa subito un giocatore fondamentale ma è con l’arrivo di Spalletti che compie il definitivo salto di qualità.

Il mago di Certaldo, la cui simpatia è inversamente proporzionale alla capacità di disegnare ruoli per i propri calciatori, intravede in lui le giuste caratteristiche per avvicinarlo alla porta avversaria riportandolo nella zona di campo ricoperta ad inizio carriera.

Un esperimento che è un vero e proprio successo, anche grazie al suo senso di abnegazione e l’assoluta dedizione alla causa che Radja ha sempre dimostrato.

In una stagione senza vittorie ma nobilitata dal record di punti in campionato, notevole è stato il suo apporto: 53 le presenze totali, nelle quali oltre al consueto apporto ha preso sempre maggiore confidenza con la porta avversaria. Quattordici le reti all’attivo, di cui undici in campionato dove colpisce anche a Torino contro la Juventus e due volte in casa dell’Inter dando spettacolo a San Siro.

Spalletti non ha mai nascosto la stima nei suoi confronti arrivando a definirlo «L’evoluzione della specie del calciatore. Se hai dieci viene fuori una squadra fortissima a prescindere dal ruolo» Evoluzione della specie non solo sul campo e anche fuori, dove il belga rappresenta un top player anche sul versante della comunicazione.

Ma nell’epoca di Instagram, come già ha avuto modo di sottolineare a riguardo delle polemiche sollevate dalle sue “condivisioni”: «L’errore sta negli occhi di chi giudica. Noi calciatori siamo anche persone che devono fare cose normali». E così, sotto gli occhi di chi giudica, restano i numeri di un calciatore che, almeno sul rettangolo verde, più che fare cose normali colleziona numeri fuori dal comune. Nella classifica del sito di statistiche Opta è l’unico giocatore della Roma nella Top-11 ricavata incrociando diversi dati relativi all’anno solare appena concluso. Numeri da tenere in conto da parte di chi è preposto a mantenere conti in ordine ma, al tempo stesso, anche di dotare la squadra di solide fondamenta su cui costruire un progetto tecnico capace di porre fine a questa incresciosa astinenza da vittorie. Rinunciare a Radja significherebbe rinunciare a una delle poche certezze di questa squadra: nessuno è indispensabile ma qualcuno è l’imprescindibile.

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