ROMA-ATALANTA. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

di Diego – Pensiero personale prima della partita? Quello di tanti. Sarà tostissima; l’avversario sta meglio e, soprattutto, aleggiano ancora su tutti le scorie della dolorosa cessione di Strootman.

Poi la segna, gran goal di , dopo 2’: l’illusione di aver messo la gara in discesa evapora velocemente col passare dei minuti. -Atalanta, infatti, ricorda ogni secondo di più quello orribile dello scorso gennaio, successivo al famigerato video di Nainggolan.

Nel primo tempo, dopo poco più di mezz’ora, l’Atalanta aveva battuto otto calci d’angolo: in trasferta, all’Olimpico. Brava di certo la squadra di Gasperini, tra l’altro senza titolari per lei importanti; ma davvero male la .

Di cui mi piaceva la scelta iniziale di Di Francesco di togliere dal ruolo di mezzala. Lo sviluppo della gara, subito dopo il vantaggio, ha visto però i giallorossi subire la pressione avversaria e moltiplicare gli errori (alcuni anche gratuiti) in fase di appoggio, regalando occasioni.

E goal, come il secondo, dove Manolas si comporta come se non avesse mai affrontato la forza fisica di Zapata. Il primo tempo finisce 1-3 ma poteva andare peggio, visti alcuni salvataggi (De Rossi, ) quasi miracolosi.

All’intervallo fuori Cristante – che non ripete i buoni minuti di Torino – e , di cui ho grande stima ma che deve iniziare a mostrare appieno le proprie qualità.

Entrano Nzonzi (buon esordio) e Kluivert, con una risposta emotiva e tattica (passaggio al 4-2-3-1) positiva. Ci pensa il sempre troppo disprezzato (in bocca al lupo per l’infortunio) ad accorciare le distanze. Poi arriva in parte il riscatto di Manolas, che realizza il 3-3.

A Džeko (di testa), Schick (su di lui miracolo di Gollini) e Kluivert (troppo lento nel calciare) le palle buone per il 4-3 che non arriva. Punto guadagnato? Sicuro, visto come si era messa la partita.

Ma, risultato a parte, resta la solita consapevolezza: quando si cambia radicalmente la squadra e si tolgono certezze ogni estate, per ricreare conoscenze e convinzione ci vuole tempo.

Quel tempo prezioso che può determinare il raggiungimento di un obiettivo minimo piuttosto che di un altro ben più importante.

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