VOTI A RENDERE di Paolo MARCACCI

Nuova puntata della rubrica del nostro geniale Paolo che da buon professore, dà i voti al weekend appena trascorso… Una rubrica da non perdere…

10) Claudio
L’appartenenza, in una cornice di signorilità: quello di sempre, insomma; con una ulteriore – – ammesso che servisse – dimostrazione di attaccamento ai colori giallorossi.
Per quanto riguarda il dato tecnico e ciò che eventualmente potrà dare (e farsi dare da un gruppo di giocatori in debito con la e con i suoi tifosi) alla causa in un finale di campionato già parzialmente compromesso, scegliamo il motto gramsciano “Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà”. Sarebbe un buon inizio, indipendentemente da quanto durerà la sua esperienza. Un finale tutto da scrivere, in questo senso, sarà sempre meglio di uno già scritto.

9) Lucas Biglia 
Un’esecuzione perfetta, al netto del mancato rispetto della distanza regolamentare, quella del suo calcio di punizione contro il Chievo. Perfetta per la postura nel calciare, per il punto d’impatto del piede sul pallone, per la traiettoria che si spegne laddove ognuno disegna la sua battuta ideale.

8) Andrea Belotti
Il Gallo è tornato, con una doppietta pesante, visto che il Frosinone era in vantaggio e che il Torino ha rischiato di vedere arrestata la sua corsa verso un realizzabile – almeno per il momento – sogno europeo.

7) Moise Kean
Contro l’Udinese, in una partita nel corso della quale esibisce un repertorio di prelibatezze tecniche, più del dato realizzativo ha impressionato la naturalezza nell’esecuzione di certe giocate.
Il voto potrebbe e dovrebbe, probabilmente, essere anche più alto, però teniamo conto anche di una partita durante la quale la Juventus ha dettato i ritmi a suo piacimento.

6) Bologna 
Contro il Cagliari una vittoria che riempie d’ossigeno la bombola delle speranze di permanenza in Serie A. Con una sensazione, in aggiunta: a primavera le doti tecniche di Palacio potrebbero fare la differenza, in più di uno scontro diretto.

5) Eusebio
Tutto compreso, mettendoci dentro anche lo storico raggiungimento della semifinale di Champions League, ottenuta grazie alla storica serata contro il Barcellona. Il suo calcio, tradito e depotenziato dal suo eccessivo aziendalismo, dalla sua accondiscendenza verso un mercato dettato dalla filosofia finanziaria del club, più che dalle esigenze della rosa. Inoltre, una serie di infortuni muscolari non tollerabile, che lo chiama in causa tra i responsabili principali della preparazione. Per chiudere, lasciando intatto il rispetto per l’uomo, la percezione, in troppe occasioni, di una inconscia deresponsabilizzazione ogni volta che ha chiamato in causa la mancanza di motivazioni del gruppo.
Buon lavoro buona fortuna, ovunque vada: resta uno dei nostri, il che non è bastato a farne l’uomo adatto a guidare la .

4) Luca Pairetto
Ci risiamo. Il dato più avvilente è che non siamo affatto sorpresi.

3) Mauro Icardi
Può avercela, anche comprensibilmente, con la dirigenza dell’Inter per più di un motivo. Però nei confronti del gruppo e dei compagni, dei quali fino a poco tempo fa è stato capitano, ha mancato di rispetto, nel non voler fornire spiegazioni.

2) Cüneit Çakir 
derubata, nel momento migliore del suo faticoso ritorno degli ottavi di finale. Dopo errori e omissioni come quelli dell’esperto (in tutti i sensi) direttore di gara turco, ragionare sulla prestazione diventa molto più faticoso. 

1) Giampiero Gasperini
Senza giustificazioni, su.

 

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