SPAL-ROMA. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

di Diego – Chi si fosse illuso che esonerato Di Francesco sarebbero spariti di colpo i problemi è forse rimasto spiazzato dalla gara di ieri.

Non, evidentemente, tutti gli altri: una squadra privata in estate dei suoi pezzi migliori e ricomposta senza logica alcuna, a marzo inoltrato difficilmente può trovare una via che poco dipende dal volenteroso Ranieri.

Il quale si affida a un 4-4-2 molto offensivo, considerando assenti e squalificati, che nel primo tempo produce pochissimo. Dietro conosciamo i limiti di Karsdorp e non solo ed è quasi scontato che si chiuda l’intervallo sotto di un goal.

Džeko è nervoso, discute, viene ammonito: vivaddio, ribadisco sempre, che c’è qualcuno che non si conforma alla mediocrità e alla rassegnazione.

Mentre Monchi rientra a Siviglia, Perotti e Zaniolo provano ad aiutare la . L’argentino ha il merito di realizzare il goal del momentaneo pareggio; l’italiano quello di essere vivace e attivo fino alla fine, dando quasi l’impressione di fare un altro sport rispetto a molti suoi compagni.

Se a una squadra in totale difficoltà fischi contro un rigore imbarazzante, contribuisci in maniera chiara alla sua sconfitta; da Milano ringraziamenti di cuore a Rocchi.

“Se la va in Champions League c’è un programma, altrimenti se non ci si va si cambia aria in parecchi” dice Ranieri a fine partita. Premesso che, visti i mercati delle ultime due stagioni, saremmo curiosi di capire se vi è davvero differenza tra una condizione e l’altra, la domanda è: Non è che per i giocatori, più che una minaccia, rappresenti una liberazione?

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