PENSIERI E PAROLE di Paolo MARCACCI

In genere, quei giocatori che segnano contro una squadra in cui hanno militato in passato, evitano di esultare perché così fan tutti, o quasi. Fanno implodere la loro gioia facendosi circondare dall’abbraccio dei compagni, stando ben attenti a far notare e riprendere la loro gestualità dimessa, volutamente mortificata.

Un cliché, potremmo dire.
Poi, agli antipodi di questo modo di fare, dopo aver segnato, c’è l’esultanza smodata, volutamente eclatante, di quelli che hanno il dente avvelenato nei confronti del club del quale hanno precedentemente vestito la maglia, o della tifoseria dalla quale si sono sentiti maltrattati, per questo o quel motivo. Vedi Higuain quando è andato a rete contro il Napoli nel suo primo anno da juventino.
C’è poi una terza evenienza, piuttosto rara ma proprio per questo significativa: quella ispirata da una autentica riconoscenza. E l’autenticità, in un mondo di comportamenti artefatti e di gesti studiati a tavolino, oggi la si riconosce ancora più di ieri.
È stato autentico Stefano Okaka, nel parlare della possibilità di un suo gol alla , oggi pomeriggio: – Non esulterei, perché la mi ha dato una vita migliore -.
Questa frase non si trova nel manuale delle dichiarazioni scontate, o nel galateo degli ex che non vogliono essere fischiati. Questa è la parola di un ragazzo riconoscente, uno che rende merito alla Roma di averlo reso prima uomo e poi calciatore.
La Roma gli ha dato una vita migliore, lui con queste parole rende orgoglioso ogni romanista, perché gli sarebbe bastato parlare di anni indimenticabili, di una maglia che non scorderà mai e altri concetti di rito: avrebbe comunque beccato applausi al momento della comparsa del suo volto sul tabellone. Invece ha avuto a cuore di dire ciò che davvero nel cuore verso il club dove è sbocciato.
Stefano Okaka, uno di noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *