ROMA-UDINESE. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

di Diego – Ancora un 1-0: forse il risultato ranieriano per eccellenza. Va bene, anzi, più che bene così. E chissenefrega di un primo tempo soporifero dove hai quasi più rischiato che offeso.

Ma si doveva fare di necessità virtù, viste le assenze e i recuperi dell’ultim’ora. Quindi ecco un 4-4-2 atipico: due punte che pare proprio insieme non riescano a giocare; un attaccante esterno (El Shaarawy) e una mezzala/trequartista (Zaniolo) come ali; quattro centrali difensivi, cosa che non vedevamo da una ventina d’anni (Aldair-Petruzzi-Zago-Wome, nella seconda del primo Zeman).

Difficile riuscire, così, a impensierire un avversario ordinato e in forma. Basta inserire un vero giocatore di fascia e un centrocampista per un attaccante per vedere una diversa: non tanto nella convinzione, quanto nell’incidenza.

Finalmente Džeko, dopo quasi un anno senza goal in campionato in casa, su un’assistenza di grande qualità di El Shaarawy: fosse sempre così il 92, lo ribadiamo spesso, parleremmo di un grandissimo.

Mirante se la cava con paio d’interventi (uno anche esteticamente apprezzabile) efficaci: quando, invece, decide di passeggiare nell’area piccola su un cross, ci pensa il palo a salvarlo. La fortuna non è mai dote negativa, anzi.

Manolas si esalta in chiusure e rincorse, Marcano – un fuorigioco sbagliato a parte – gioca la miglior partita in maglia giallorossa (non serviva molto), da terzino sinistro; De Rossi s’infortuna al flessore dopo i problemi al ginocchio e quelli atavici al polpaccio: chissà se la reazione rabbiosa dopo l’uscita non sia un sintomo di consapevolezza per quella che sarà la scelta sul suo futuro.

Per chiudere, con una vena polemica: lo ricordiamo anche qualche anno fa, sotto la pioggia, a guidare la sua ; all’epoca, però, non veniva esaltato per questo, bensì fatto passare da molti come lo scemo del villaggio.

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