LAZIO-ROMA. A PRIMA VISTA… di Paolo MARCACCI

Un’analisi con pretesa di obiettività dovrebbe prescindere dai pali, mai così tanti e tutti colpiti in seguito a conclusioni scoccate dalla media è lunga distanza, il che traduce una soglia tecnica, a livello di fondamentali, ben più che sufficiente. Traduce anche che entrambe le compagini cercano l’episodio risolutore, sin dalla prima fase del match. 

Ma prescindiamo dai legni, come detto, anche se non è facile, anche perché nel caso di quelli colpiti dalla Lazio bisogna dire che sono la spia di una eccessiva facilità e di una eccessiva frequenza con le quali i biancocelesti arrivano alla conclusione. Il primo tempo dice di una ancora tutt’altro che blindata in copertura, ma un po’ più avveduta e meno “alta” per quanto riguarda il posizionamento della linea davanti a Pau Lopez. 

Il vantaggio della è figlio di un fallo di mano tanto ingenuo quanto sfortunato da parte di Milinkovic, trasformato con autorità da Kolarov, il quale appena può si reca dalle parti di Fonseca per puntellare con le sue sensazioni dirette dal campo i dettami che Fonseca predica dalla propria area tecnica. Questo fa un leader naturale, non meno leader si mostra colui che lo ascolta con attenzione. 

Dzeko, nel frattempo, si è preso buona parte della partita sulle spalle, cantando e soprattutto, oggi, portando la croce; facendo a sportellate, offrendo sempre un punto di riferimento ai compagni che portano palla, lontano come vicino alla porta di Strakosha.   

Nella ripresa si riparte con una Lazio che innalza la soglia agonistica ma con la che dà la sensazione di essere più fluida nelle transizioni offensive. Se Zaniolo, che mette tutta la sua muscolarità al servizio della causa, si fidasse appena un poco di più del suo destro, non chiederebbe anche l’impossibile al suo sinistro. 

Il pareggio di Luis Alberto, con azione che nasce da una palla persa da Kolarov, passa attraverso più di un corridoio, tante gambe nessuna delle quali si sbriga ad uscire sul tiratore, però. Comincia la vera sofferenza romanista, con una parata di Pau Lopez che vale da sola un voto in più in pagella, su Correa: bravo a restare in piedi, reattivo, lucido. 

Pastore per Ünder, minuto 67: fiducia al Flaco, ancora una volta, più o meno nello stesso frangente di partita. Parolo per Milinkovic, poco dopo, nella Lazio. 
Non si deve sprecare il pallone, meno che mai lo si deve perdere con leggerezza, soprattutto all’interno della propria trequarti: al minuto 71 capita a Zaniolo e potrebbe accadere il patatrac. 
Pellegrini, intanto, canta e porta la croce. Chilometri e geometrie.

Cresce Kluivert, nel frattempo, a vista d’occhio.

Minuto 77, Jony per Lulic, così decide Inzaghi.Nella subito dopo si vede Santon, che prende il posto di Zaniolo, in preda ai crampi. 

Continuano a fiorire i cartellini, dal taschino di Guida. 

Traversa di Parolo al minuto 86, quasi a botta sicura.Subito dopo, Fonseca spedisce in campo Diawara, come terapia conservativa del risultato, immaginiamo, a questo punto. Andava fatto un poco prima? Fuori Florenzi, esausto ma soprattutto innervosito dai colpi di Radu. 

Squadre esauste. Potrebbe finire così, a questo punto. Quasi certamente. 

Dopo 4’ di recupero, possiamo togliere quel quasi. Nonostante Lazzari esulti per un gol mai esistito, visto che Jony quando effettua il cross è oltre ogni cosa che si muova. Uno a uno, se ne va così questo intempestivo, afoso, strano eppure piacevole derby. 

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