Bisogna lasciare che sia Francesco Totti a decidere il proprio destino

MARCACCI – Innanzitutto due parole per spiegare, ammesso che ci sia bisogno di farlo, il titolo di questa rubrica: comunque vada, l’era di con indosso la della è terminata; per tutti noi, cominciare da lui, è – forzatamente – iniziata una nuova epoca. Quasi un nuovo mondo, parlandone da tifosi.
La prima delle nostre riflessioni non può che riguardare lui e il suo futuro, quindi. Un futuro che, con un gioco di parole, doveva essere già oggi e ancora non è. Tanto si è detto e scritto, in proposito, con varie sfumature di considerazioni. Il fatto è che non si può prescindere da un concetto: se è vero che ognuno dovrebbe essere padrone del proprio destino, questo non dovrebbe valere maggior ragione quando si è in casa propria? Tradotto: dovrebbe poter scegliere il tipo di operatività e l’ambito dirigenziale in cui calarsi per cominciare la sua seconda vita calcistica? Per ora siamo fermi al maldestro consiglio di James Pallotta, che lo vede “ambasciatore” con imprecisato mandato rappresentativo e/o pubblicitario (testimonial per magliette? Venditore di Coca Cola?); in realtà verrebbe naturale pensare – e forse e Di Francesco, guarda caso gli ultimi arrivati, lo pensano – che avere accanto, con potere decisionale e parere vincolante, sarebbe uno “scudo” straordinario per tutti i componenti della sfera tecnica, cominciare dai giocatori. Ci vuole molto capirlo? Certamente no, meno che, anche pensandolo fuori dal terreno di gioco e con giacca e cravatta, anche ora che non c’è più Spalletti, non continui essere troppo ingombrante e a fare troppa ombra, per pensa di fare il bene della Roma – intesa anche come entità e luogo dell’anima – partendo dal presupposto di conoscerla meglio dei suoi tifosi.

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