Arsenico e vecchi Spalletti: una serata infausta. E anche ingiusta…

MARCACCI – Arsenico e vecchi , in attesa di un annuncio : questa la cornice della serata, che l’Olimpico onora come se il rientro dalle fosse già completato.
che gratifica gli amanti della tattica – e del tatticismo – tanto quanto Nanni Moretti una degustazione di Nutella: basta il colpo d’occhio dalla tribuna dire della compattezza dei due schieramenti e delle ridotte distanze tra i reparti.
Roma per nulla timorosa di assumersi la responsabilità del canovaccio; attendista e sorniona, con galleggiare tra le linee.
Il vantaggio romanista è nitido per quanto è cercato, provato e riprovato alla ricerca di che offre sia la sponda grazie alla quale salire, sia il terminale, con esecuzione sontuosa in occasione dell’uno zero, per controllo e battuta fulminea sul lancio da gourmet di . Per dire di quanto progressiva fosse già diventata la pressione giallorossa basterebbero le vibrazioni del colpito in precedenza da , lo stesso che al minuto 40 quasi abbatte con un terrificante diagonale dalla distanza; il tutto sempre dopo insistite, corali e manovrate: al di là del parziale è questa la nota più confortante, cioè la dedizione totale, senza sbavature o cali di tensione, con cui la squadra esegue quello che dello spartito di ha già memorizzato.
Troppo presto per qualsiasi tipo di , però, anche perché per forza di cose dovrà far iniziare una nuova nel corso della

Joao Mario per Gagliardini, nell’ che inizia la tornando subire un’offensiva romanista.
, nel frattempo, di pagnotte ne ha già guadagnate due, per dedizione e chilometri percorsi anche in fase di ripiegamento difensivo. Andrebbe considerato tutto questo, quando si redigono certe , ma è una battaglia persa. Altra menzione obbligata quella per , che accelerando ricama, da par suo. enorme su di lui, enorme, quando entra in area da sinistra, steso da D’Ambrosio. cala anche Dalbert per Nagatomo, nel frattempo. Ai punti, la Roma meriterebbe più del di vantaggio e proprio per questo, paradossalmente, è delicatissima la gestione dell’ terzo di gara, che decide di giocarsi con la qualità di El Shaarawy in luogo del dinamismo di , ragionevolmente esausto.
Ci sono incredulità e l’ennesimo insegnamento su quanto si debbano capitalizzare tutte le occasioni, nel momento in cui Mauro si gira tra le giallorosse, dopo azione di rimessa in verticale, firmando un pareggio che frustra il predominio territoriale della Roma. Ora sì che comincia una del tutto nuova; inedita, anzi. Eppure alla Roma continuano non mancare le occasioni, prima con El Shaarawy e in seguito con una fuga di che non premia a dovere l’accorrere di .
Raddoppia , somma ingiustizia tra sbavature difensive, con annesso corridoio fortunato. Al minuto 76, l’ rovescia una frittata che dopo un’ora poteva già esserle andata tutta di traverso. Ma è tutto senno di poi.
Gli ultimi dieci sceglie di giocarseli con l’estro di Ünde, al posto di di grande sostanza – subito dopo che scaraventa il possibile pareggio oltre la traversa. Subito un guizzo del turco, a rimediare un d’angolo. Poi è notte fonda, col di Vecino che punisce oltre misura le sopraggiunte colpe romaniste in fase di posizionamento difensivo.
In una serata infausta e secondo noi anche ingiusta, ci permettiamo di chiedere quello che sarebbe, ora, il più saggio degli atteggiamenti: non disturbate il manovratore, che ha già mostrato la qualità del suo lavoro.

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