“ANNO ZERO” di Paolo MARCACCI

MARCACCI – Perché questa rubrica l’abbiamo chiamata così? Facilmente intuibile: perché il ci ha calcisticsmente portato via Francesco e nelll’emozione di quel 2 un solo pensiero siamo stati in grado di formulare in maniera lucida: nulla sarebbe stato mai più come prima, in seno alla Roma; la non come società, ma come entità, patrimonio sentimentale, compagnia perenne dall’infanzia all’ dei giorni. La e il modo di viverla, ma anche di interpretarla e incarnarla in campo.

Ecco perché per quel Roma – lo presentava un volto che era quello degli anni ottanta, novanta e del primo decennio del nuovo secolo: perché per l’ultima volta dentro la sua ci sarebbe stato è stato in grado di incarnare spirito, dedizione, legami che – non è colpa di nessuno, è solo la storia che cambia – non avremmo mai più rivisto in un giocatore.

Un giocatore che, dal di vista tecnico e di durata, sarà impossibile riprodurre; così come sarà impossibile avere di nuovo un simbolo in campo per tutto quel – maledetto – tempo. Paradossalmente, volte più rappresentativo in senso romanista rispetto alla stessa; senza polemica verso alcuna gestione societaria, ma avendo ben presenti le sensazioni dell’appartenenza che lui ha saputo incarnare e interpretare per un quarto di secolo, senza alcuno sforzo: ci è nato, cresciuto, rimasto. Invecchiato no, perché può solo migliorare, qualunque cosa faccia. 

Allora, quel 2 eravamo così tanti e con tutti quei vessilli non perché c’era un commiato – dolorosissimo e mai sublimato – in atto; nemmeno perché c’era da agguantare al fotofinish un secondo posto vitale da ogni di vista: quel giorno ci siamo ritrovati tutti all’ perché ognuno di noi aveva lo stato d’animo di quel bambino del vecchio spot Barilla, che sospirava sotto la tribuna con la sua radiolina e cui un certo viene concesso di entrare per godersi quell’orgia di colori, bandiere, canti. Perché ogni volta che ci sarà il nome di di mezzo, anche senza più il dieci sulle spalle, ognuno di noi tornerà riprendersi la Roma, quella che gli appartiene davvero. 
Buon 2018 tutti i romanisti.
 

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