EDICOLA. Roma, mille rimpianti. Il Salah di Liverpool è da Pallone d’oro

LA REPUBBLICA (M. Crosetti) – Il passato è una bestia, il passato è cattivo e ha le unghie lunghe. se le ritrova addosso di colpo, dentro la carne lacerata da “Mo Sàla” come lo chiamano qui, senza accenti, arrotondando ogni spigolo. È lui il peggior incubo atteso e puntualissimo, un meraviglioso calciatore che in questo suo splendente momento palleggia anche meglio di e galoppa nel vento come Ronaldo, segnando più di loro: già 43 gol.

lo guarda, lo subisce lungo e pensa: ma questo qui era così forte, da noi? Possibile? Possibile sì: due e due in una di Champions ( 5 2, pazzesco) che per è stata una parziale umiliazione, uno shock paragonabile quel 7 1 di Manchester, 11 anni fa. Ma siccome il è incredibile paradosso, i trovati nel finale con e Perotti ( rigore) tengono in vita l’ipotesi estrema: con un 3 0 stile si va in finale.

Ma quanti rimpianti per quell’avvio da incubo e per avere venduto un campione così. Il portatore di devastazione e lacrime è proprio Mohamed che corre dentro i colori lucidi di pioggia, quasi acrilici, saturi di quest’aria inglese. L’ululato che lo spinge è immane, e la gente di continuerà cantare persino al bar, persino al gabinetto dove con una mano i maschi fanno quello che devono fare e con l’altra roteano le sciarpe rosse, lo giuriamo, mai vista una cosa così. “ Mo Sàla” spappola in 9’, gli ultimi del primo tempo, con un sinistro disegnato che picchia sotto la traversa e poi con una palombella accarezzata, poco meno di un cucchiaio, diremmo un cucchiaino.

Lo grida la canzone speciale per lui che ringrazia mettendosi in ginocchio, mani giunte verso l’alto. Un delirio indimenticabile. Eppure aveva provato ad essere sorniona, sistemandosi attenta su un prato di smeraldo, pettinato fino all’ultimo da solerti inservienti come se fosse la chioma di un bimbo. Per mezz’ora aveva tenuto per bene il campo, addirittura centrando la traversa con che prima tira e poi ne parliamo. Finché il Liverpool non ha smanettato ed è stato il panico.

Oltre alle due reti dell’egiziano una traversa di Lovren, un annullato per fuorigioco Mané che ne sbaglia un altro ciclopico e un paio di parate salvavita di Alisson. Sono terribili che l’intervallo viene placare, con il forte sospetto che torneranno più cattivi che mai. Difatti l’angoscia non si placa, sembra di stare nel racconto di uno Stephen King che abbia dormito male e non abbia digerito, e poi si sia messo scrivere. I sono una specie di fiume color sangue che esonda da tutte le parti e si abbatte sulla in forma di terzo, quarto e quinto gol: stavolta “ Mo Sàla” fa l’ispiratore e s’inventa i due perfetti per Mané e Firmino, i due compagni d’ che frullano una giallorossa inguardabile, improponibile, con che dev’essere ancora all’ che corre dopo il al Barcellona.

La quinta rete si manifesta senza ed è una notizia, stavolta Firmino fa tutto da solo, gli basta la fronte spaziosa. Poi, in extremis, ecco e il di Perotti: ora servirà un altro 3 0 anche se non è sembrata una di Champions, semmai una sfida tra squadre di categorie diverse. si è persa al primo incrocio del labirinto e ritrovata solo nel finale, contro un da d’Oro. Per lei, orfana e maltrattata, il è grigio.

 

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