ANNO ZERO di Paolo MARCACCI

MARCACCI – Il sole, Milano, era pigro come il servizio d’ordine, quella mattina del del 1989 Il giubbetto, addosso, pesava lo stesso però, in quel giorno di quasi estate, buono già per Fregene, più che per San Siro. Ma il giubbetto serviva soprattutto nascondere la sciarpa, soprattutto una volta scesi dal 24, Piazzale Axum, davanti all’ingresso del settore ospiti. La sciarpa la puoi nascondere, l’accento molto meno e bastano un paio di domande farti diventare un nemico, altro che ospite. Se ti chiedono una sigaretta, magari non ce la fanno capire, quindi ti chiedono anche che ore sono e lì ti esce dalle sillabe, dalle vocali, da un paio di consonanti. e la Roma, cui dedichi tanti dei battiti del tuo cuore giovane, un po’ più delicato della media.

bastardi non vedono l’ora di calpestarlo, quel cuore. dovrebbe proteggerti arriva spesso troppo tardi, ti calpesta ha in tasca la tessera di ti protegge, almeno in un caso.
Ti rialzi dolorante, ti rialzi e rassicuri, addirittura. Poi non capisci quanto male t’abbiano fatto i bastardi.
E non fai in tempo renderti conto che per quello che ti hanno tolto nessuno pagherà, alla fine. Paga resta, col dolore più grande della sua stessa vita, pagano gli orfani, condividendo il dolore assieme ai colori che vi hanno sempre unito.
Si chiamava, e per i giallorossi si chiama, De Falchi: sventola ancora il suo viso che canta senza paura. Avrà per sempre diciannove anni.

19 thoughts on “ANNO ZERO di Paolo MARCACCI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *