COLPI DI SOLE di Paolo MARCACCI

Che posto va assegnato, in una sorta di graduatoria generale del italiano dal dopoguerra oggi, alla filmografia quasi sterminata Vanzina? Non lo so, so soltanto che, rispetto al giudizio medio che potrebbe venir fuori, meriterebbe comunque qualcosa in più. Perché mi sembra già di sentire, o leggere una di rilievi critici e/o precisazioni impregnate di “politicamente corretto” da una parte e formulate con un po’ di puzza sotto il dall’altra.

Io, che appartengo alla generazione dei nati nei primi anni settanta, so soltanto che se quella dimensione ludica e spensierata di quella che è stata la mia adolescenza, mi sento di associare una moltitudine di battute, di tormentoni e di personaggi venuti fuori dai suoi film; facce e situazioni che raccontavano tanti luoghi comuni di un’ ritratta perlopiù partire dal ceto medio, da quella borghesia che era il cosiddetto “generone”: arricchito con ogni mezzo, involgarito, caciarone, volte spocchioso, spesso grossolano nell’ostentazione dei propri mezzi. far da contraltare, il prototipo del “cumenda” milanese, incarnato dall’inarrivabile Guido Nicheli, vera e propria “maschera” meneghina degna di una contemporanea Commedia dell’Arte. E quante scene abbiamo ritrovato, negli anni, nel nostro vivere quotidiano in società, che avevamo già visto, forse soltanto grottescamente sottolineate, in una pellicola di Vanzina?

Una celebrazione eccessiva, ne siamo convinti, gli darebbe fastidio, come fastidio danno tutti gli eccessi postumi, che in genere servono colmare il vuoto dei riconoscimenti mancati, che dovrebbero arrivare tempo debito. Possiamo però dire che grande e vasta era la sua cultura, come spesso non accade nel caso di riesce trattare qualsiasi argomento con leggerezza; come grande e intenso, sempre espresso con discrezione, il suo amore per la Roma, stracitato in più di un film, indimenticato e indimenticabile per le sottolineature, dal mitico Covelli in giù.
Mentre ci chiedevamo cosa facesse Toninho per Capodanno, lui ci raccontava in modo lieve, ma estremamente lucido, quello che stavamo diventando.

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