.:; Il Mondiale è solo agli ottavi ma ha gia un vincitore: il ‘maestro’ Tabarez

In un mondo terribilmente complicato, Russia 2018 diventa lo specchio di partite più grandi, ma resta un caleidoscopio di storie vittoriose. Perché questo mondiale di Uomini con la U maiuscola ha già laureato il suo campione: un signore ormai in età, colto, misurato, dolente, s’è guadagnato l’attenzione e l’ammirazione di tutti. Oscàr Washington Tabarez, detto il Maestro. I tifosi italiani lo ricordano bene, anche quelli che ai tempi del Milan lo sbeffeggiarono.

Tabarez è la guida e il custode del miracolo Celeste, la squadra di una nazione minuscola che sforna eccellenza calcistica a ciclo continuo così come la Giamaica produce sprinter. Purtroppo, al Maestro è consentito di gioire per le vittorie dei suoi in modo assai contenuto: è affetto da una grave malattia neuro degenerativa che peggiora senza rimedio.

L’idea di mollare, però, non l’ha mai sfiorato. Lo accompagna una stampella che ne aiuta la camminata stenta. Non so se vincerà il Mondiale, è altamente improbabile. Ma nell’immaginario popolare ha già stravinto la partita sua e di tante persone a cui il destino ha colpito il corpo, ma non la mente e l’anima. Quando la sua squadra ha segnato il gol contro l’Egitto, ha tentato di scattare in piedi, ma la sindrome di Guillan-Barrè lo ha risbattuto sulla panchina. Solo per un attimo però. Issandosi sulla stampella, si è lanciato in campo per festeggiare.

In quel gesto, in quella straordinaria dimostrazione di volontà, Tabarez ha racchiuso una lezione buona per tutti. La stessa che ritrovate nelle biografie di Bebe Vio, di Zanardi e di tanti che combattono la malattia o la sfortuna correndo. Quando la vita si fa dura, e lo è quasi sempre, i duri continuano a giocare.

(fonte: GAZZETTA.IT)

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