EDICOLA. La Roma risorge, sparisce la Lazio

IL MESSAGGERO (Trani) – Il fa proprio storia a sè. Basta vedere come lo conquista la Roma, presentatasi alla in ritardo sulla in classifica (e nonostante il successo rimane comunque a 1) e in piena crisi d’identità. E’ suo con questo 3 a 1 che non fa una piega. Ampiamente meritato perché rispecchia quanto visto sotto il sole dell’Olimpico che ha illuminato solo i giallorossi, squagliando invece i biancocelesti, planati in campo con la convinzione che fosse sufficiente la striscia delle 5 vittorie consecutive per dare un senso alla giornata.

Sono le chance create a far capire come mai sia finita così. Olsen ha avuto poco o niente da fare; Strakosha, più impegnato del collega, non ha resistito in piedi: il suo ko è quello della squadra. Di Francesco, pur restando lontano 10 punti dalla Juve capolista e ancora fuori dalla zona Champions, ha dunque rialzato la testa nel pomeriggio probabilmente cruciale della sua avventura nella Capitale.

Ha scelto bene all’inizio e ha cambiato correttamente in corsa. Ha trasmesso i suoi concetti che hanno garantito il pieno controllo della sfida, vinta con l’organizzazione e la personalità, ultimamente mancate al suo gruppo. La differenza nella qualità degli interpreti lo lo ha agevolato in ogni reparto. E se n’è accorto sia all’alba del match che più tardi. Quando i migliori steccano, ecco che anche le correzioni sono a salve.

RIPARTENZA ALTRUI – In contromano l’inizio del derby. Il pressing della Lazio, alto e aggressivo, sorprende la Roma. Ma non è efficace: Luis è in letargo, Milinkovic intermittente. Tentativi fiacchi di Marusic e Immobile. In totale 20 di morbidezza biancoceleste in attacco. E di timidezza giallorossa in attesa.

Il 42-31 di Di Francesco, con alzato davanti a per rendere meno spregiudicato il sistema di gioco, tiene con e Nzonzi. Loro e i centrali e fanno muro e permettono, già a metà tempo, di sfruttare il contropiede, rubando proprio l’idea a che di solito lo usa semplice e concreto.

Dzeko ed El Shaarawy partono e colpiscono, Strakosha ancora non barcolla. Olsen devia su Immobile, ma ormai riparte senza trovare ostacoli. Si arrende Pastore, occupatosi fin lì più di Leiva che della rifinitura. Entra e da trequartista. Si prenderà il in prima persona. Iniziando con il del vantaggio (10° marcatore stagionale): anche a Cinecittà, dunque, conoscono quella giocata spalle alla porta. Luiz Felipe e Strakosha, lo stesso Caceres, partecipano, loro colpevolmente, all’azione che indirizza il match prima dell’intervallo.

A SENSO UNICO – La Roma, pure nella ripresa, non modifica il copione. La ripartenza è sempre su El Shaarawy e adesso pure su che si riconosce nel vecchio ruolo. Dzeko c’è, di sponda. Come per il 1° gol. Solo che l’egoismo, suo e di El Shaarawy che è il primo a peccare, rischia di far saltare il piano di Di Francesco.

Inzaghi, con 2 sostituzioni, si specchia nel collega e passa al 42-31: a destra Correa, fuori Luis Alberto, Badelj accanto a Leiva in mezzo e Parolo richiamato in panchina. Il pari non viene dalle sue mosse ma dalla gaffe di Fazio. Che regala la palla e il pari a Immobile (4° gol in questo torneo). La Lazio, però, resta fragile e vulnerabile. Percussione di Pellegrini, steso da Badelj.

Punizione dal limite: sinistro dell’ex Kolarov e dormita di Strakosha per il nuovo vantaggio. Di Francesco interviene per archiviare il match e vincere il 2° di fila: per De Rosi e il 43-3 che, in fase difensiva, è l’equilibrato 41-41 con di guardia. Paratina di Olsens su Milinkovic.

quando riparte, invece, rimane pericolosa. Pure con Jesus per e per il 53-2 in risposta al 44-2, con in campo per Lulic. Pellegrini, su punizione, abbassa il sipario con l’arcobaleno per che si riabilita: testa per il tris, da centravanti.

 

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