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Da Under a Kluivert il futuro è dorato

IL MESSAGGERO (Trani) – C’è la Roma esperta della vittoria nel derby (29 settembre). E quella giovane di oggi. Sia chiaro, la squadra rimane una. Ma guardando l’età media e lo spirito propositivo, sono completamente diverse tra loro.

A unirle, solo il sistema di gioco che è lo stesso: la virata dal 4-3-3 al 4-2-3-1 è precedente (di 4 giorni) alla sfida contro la Lazio. Di Francesco non lo ha più abbandonato dal 6° turno di campionato, gara all’Olimpico contro il Frosinone (26 settembre): percorso decente in campionato e ottimo in Champions con 7 successi (3 consecutivi per l’en plein in coppa), 2 pareggi e il ko interno contro la Spal.

I giallorossi, insomma, hanno metabolizzato la modifica. Maggioranza piena e compatta: fiducia all’assetto. Il gruppo ha votato a favore, convinto, in campo e al video, dall’allenatore. Che, in un mese e mezzo (e con 16 formazioni diverse in 16 match), ha dunque coinvolto ogni interprete, dando spazio a chi inizialmente si è sentito escluso.

TRAVASO DI QUALITA’ – I senatori non hanno abdicato. Restano, dunque, di riferimento. Ma infortuni e intuizioni hanno forzato i termpi. Età media contro la Lazio: 29,45 anni. Contro la Sampdoria: 25,72. In campo sempre 4 nuovi: Olsen, Santon, Nzonzi e Pastore nel derby; il portiere, il campione del mondo, Cristante e Kluivert domenica scorsa.

Ringiovanimento che chiama in causa di recente i rinforzi scelti (12) da Monchi nell’ultima estate. E iniziato da Di Francesco, in corsa, davanti a Simone Inzaghi. Entrarono: Pellegrini (presto) per Pastore, Cristante (29’ della ripresa) per De Rossi e Jesus (nel finale) per Florenzi e per la difesa a 3. I 3 utilizzati quel pomeriggio sono stati titolari proprio con i blucerchiati.

DOLCE ATTESA – «Bisogna avere pazienza con i giovani». Lo ha ripetuto spesso Di Francesco per replicare alle critiche di chi lo considera integralista, adesso non più… nel sistema di gioco, anche al momento di scegliere. C’è chi fatica a capire che, nel gioco delle coppie del ds, gli esterni (2 per lato) da piazzare a sinistra e di piede destro dovevano essere El Shaarawy (miglior realizzatore giallorosso in campionato: 5 reti) e Kluivert (a segno solo in Champions 1 gol) e quelli per l’altra corsia e di piede mancino Under e quello atteso invano dall’addio di Salah (Suso, Malcom o Berardi che è bocciato su piazza solo perché indicato dall’allenatore). Da cedere il destro Perotti per non ingolfare la fascia sinistra.

Di Francesco, a destra, ha insistito su Under fino a quando non ha messo la lingua di fuori. Ha usato la formula con il doppio terzino, Santon basso e Florenzi alto, solo nel derby e in Champions a Mosca.

Adesso ha promosso Kluivert che sa giocare su entrambi i lati. Si è visto, a partita in corsa, a Torino (1° match del torneo). Titolare a destra a Bologna (malissimo) e con la Sampdoria (benissimo). A sinistra all’Olimpico contro il Viktoria Plzen (guarda caso, unica rete) e al Luzhniki contro il Cska (sempre benissimo). Sa adattarsi a destra, anche per non finire in panchina, ma preferisce l’altro lato.

Il tridente ha rivisto segnare Schick (1° gol) che soffre all’ombra di Dzeko. Ma è il centrocampo, al momento senza play per lo stop di De Rossi, a fare ultimamente la differenza: Pellegrini comanda da trequartista e si abbassa con lucidità, se serve, pure accanto a Nzonzi; Cristante cresce da interditore e davanti sa da sempre come comportarsi. Zaniolo (19 anni) ha invece battuto allo sprint il coetaneo Kluivert. Si è imposto, per la personalità, già al Franchi contro la Fiorentina.

Loro devono tirare la volata a Coric che studia da regista e a Luca Pellegrini debuttante che si è infortunato sul più bello. Niente prova tv (bestemmia), intanto, per Kolarov

 

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