PENSIERI E PAROLE di Paolo MARCACCI

Abbiamo spesso, nelle ultime settimane, giudicato con obiettiva severità l’operato di Eusebio Di Francesco: è nelle cose e nei risultati del periodo, purtroppo per tutti quelli che hanno cuore la Roma.

Però per giudicare serenamente l’operato di chicchessia non si può e non si dovrebbe mai prescindere dalla considerazione circa le condizioni in cui si trova lavorare, scegliere, tentare di indirizzare uomini ed eventi.

Ecco perché, pur volendosi dichiarare legittimamente critici circa l’operato del tecnico giallorosso, non si possono non considerare le varianti impazzite, davvero impazzite, che stanno minando il suo lavoro quotidiano.

Non c’è migliore esempio di questo schizofrenico fine settimana, che culmina con l’arrivo dell’ all’Olimpico: oltre ai nerazzurri, che già costituiscono un ostacolo non semplice da affrontare in partenza, affronta lo “spettro” in carne e ossa di Luciano Spalletti, sempre fastidioso come incrocio, sempre carico di tensioncine e velenucci (vocaboli che piacerebbero al tecnico di Certaldo), sempre foriero di spunti giornalistici che inevitabilmente mestano e rimestano nel torbido.

In aggiunta, da un paio di il convitato di pietra rappresentato dal nome di Conte, con tutta la fioritura di illazioni che abbiamo già ascoltato e che non si arresterà, vedrete, nelle settimane venire. Aleggia, su questo mare magno di titoli e corsivi, il vocabolo ormai sdoganato con scioltezza: esonero, come fosse dietro l’angolo e come se qualche romanista, perché ve ne sono, si augurasse la sconfitta con l’ per accelerare la pratica.

Sotto il velo delle parole lui avverse, nel frattempo scopre il suo organico ridotto all’osso, la sua traboccante di titolari, la crescente impossibilità di schierare una sensata in chiave tattica e competitiva. proposito: questo rientra gennaio; resta da stabilire con quale maglia.

Tutti quelli che lo stanno fustigando verbalmente per quello che sta facendo vedere e – l’abbiamo fatto più di una volta anche noi negli ultimi tempi – per quello che dice al termine delle partite, provi immaginare o in situazioni simili e così pregiudicanti. Siamo sicuri che convenga, ora come ora?

 

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