FROSINONE-ROMA. A PRIMA VISTA… di Paolo MARCACCI

Stavolta potremmo chiamare in causa anche il vento, per tentare l’impresa disperata di giustificare la prima mezz’ora allo stadio “Benito Stirpe” Non è soltanto una battuta desolante per descrivere il nostro stato d’animo fino al momento del pareggio rabbioso di Dzeko; è che davanti a una arrendevole e svagata, gli uomini di ottimizzano anche il vantaggio di disputare il primo tempo nella metà campo in cui Eolo soffia in favore.

Però nessuna divinità si prenderebbe l’onore di giustificare un tale approccio alla gara, una distrazione come quella di Olsen, una presenza/assenza come quella dello N’Zonzi di stasera, un nervosismo ingiustificato come quello di El Shaarawy (forse graziato da che lo ammonisce soltanto).

Tre rocamboleschi, un vantaggio che allo scoccare del primo terzo di gara nessuno avrebbe potuto supporre, una serie di interrogativi che accompagnano gli uomini di Di Francesco – e lui ancora di più – nel allo scadere dei primi 45’.
Una grande il secondo tempo lo gestirebbe, quanto a ritmo e tossine, aspettando il frangente utile per mettere a segno la terza rete e veleggiare sull’onda della frustrazione avversaria, verso l’approdo del triplice fischio. Una grande squadra.
Non è nemmeno il momento di fare del sarcasmo, perché ci vorrebbero rilassatezza e tranquillità; la però non esibisce un controllo totale della partita, il continua a ripartire e, furbescamente, gli uomini di si mostrano molto reattivi nel rubare palla ogni volta che la mediana giallorossa evidenzia un palleggio balbettante.
Riflessione dopo un’ora di gioco, col vento ora a favore e col risultato che momentaneamente premia gli uomini di Di Francesco: se dovessimo stilare già adesso le dei singoli, non avremmo di certo tutte sufficienze. È un dato sul quale riflettere, ma sarebbe comunque più confortevole farlo senza aver perso terreno nei confronti di un sempre più brillante e autorevole.
ha dato tutto, a questo punto, né qualcosa di più era lecito pretendere da lui, stasera, a livello di dinamismo. Arriva Zaniolo, in luogo dell’argentino: si può discutere su convenienze e cautele, date la diffida e l’elevata soglia agonistica di stasera.
vivo, non blindata: Ciano va intercettato prima dei sedici metri, tanto per accennare a una questione evidente.
Nel frattempo, è arrivato anche in luogo di uno spento N’Zonzi, nello stesso minuto del cambio di Perotti.
Necessità che diventa, si spera, virtù nel finale di partita: deve rilevare Manolas, infortunato. Nel momento in cui si scrive, non si conosce l’entità dell’infortunio, inutile fare ora previsioni circa la sua presenza al derby. Sensazioni non buone, a naso.
Minuto ottanta: in tre tocchi il presenta Pinamonti (che aveva rilevato Ciofani tredici prima) davanti a Olsen. Due a due. Boato dello “Stirpe”, eccettuati i tanti che da molti stavano vedendo la propria troppo molle nella gestione del vantaggio.
E poi sembra difficile gestire anche il frustrante pareggio, visto che deve esibirsi in un decisivo, a terra su Trotta.
Sono nel frattempo peggiorate, in maniera evidente, le prestazioni di alcuni singoli.  Delle due, crede nel finale di poter far sua la partita è il Frosinone. Questo è già un giudizio; forse anche un bilancio, non più soltanto parziale, visto che la tendenza contro certe continua a essere la stessa, col solito, macroscopico difetto degli uomini di in questo tipo di partite: non fornire la giusta interpretazione dell’impegno agonistico, né sul piano caratteriale, né su quello della superiorità tecnica.
Sgoccioli di partita: ingenuità ciociara, lucidità di El Shaarawy, di Dzeko. Pesantissimo, soprattutto per il morale. Non cambiano i giudizi, ma meglio restare perplessi a pancia piena, fidatevi.

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