La notte della verità

(IL TEMPO, Austini) Dall’inferno al paradiso in quattro giorni? La Roma è capace di farlo. Così come di affondare definitivamente negli abissi di una stagione assurda. Nessuno, da Di Francesco a De Rossi fino all’ultimo giocatore, è in grado di prevedere cosa accadrà
in questa ennesima prova d’appello stasera in casa del Porto. Decisiva, a differenza di un derby perso in malo modo, teoricamente l’occasione migliore possibile per ribaltare di nuovo prospettive e umori generali. In palio c’è un posto tra le prime otto squadre d’Europa che vale 15 milioni per il bilancio, traguardo incredibile se si pensa alla dimensione della Roma attuale in campionato, eppure a portata di mano peril secondo anno di fila. Il bis nella storia è riuscito solo a Spalletti a cavallo tra il 2007 e il 2008, quando eliminò il Lione nella prima sua campagna in Champions e il Real Madrid nella stagione dopo.

Adesso ci riprova Di Francesco, l’uomo che è riuscito addirittura a portare i giallorossi in semifinale. Con rimpianti. Un anno dopo i problemi sono aumentati, la crescita auspicata è diventata involuzione, l’allenatore si ritrova all’ennesima partita da dentro o fuori. Non solo per la Champions, ma per il suo futuro sulla panchina romanista. Pesa molto di più la pressione che quel gol beffardo subìto all’andata, il 2-1 è tutto sommato un buon vantaggio da gestire su un campo tostissimo, non più di altri dove la Roma si è cimentata di recente.

Di fronte ci sarà un avversario esperto e pieno di buoni giocatori, ma dipende molto da quale versione dei giallorossi si ritroverà di fronte l’ex laziale Coincecao. Di Francesco dovrebbe optare per il 4-3-3, questa l’unica indicazione fornita dall’abruzzese, che ha blindato tutte le prove a Trigoria, oscurando pure le riprese della tv del club. Se non bluffava – testato anche il 3-5-2 – si vedrà quindi una linea a quattro dietro, con Manolas al rientro probabilmente spalleggiato da Marcano, che il Do Dragao lo conosce meglio di tutti. Lo spagnolo è favorito su Juan Jesus e Fazio, uno fra i centrali dovrà accomodarsi in tribuna. Sulle fasce Karsdorp in vantaggio su Florenzi, mentre dall’altra parte è sicuro di giocare Kolarov. Se il centrocampo sarà a tre, rischia i star fuori di nuovo Nzonzi, De Rossi è irrinunciabile in un momento e una partita del genere, gli intermedi dovrebbero essere Pellegrini e Zaniolo. Ma Cristante spera.

Davanti la certezza si chiama Dzeko, stavolta spalleggiato da due esterni d’attacco puri: con El Shaarawy potrebbe toccare a Perotti, seduto ieri in sala stampa allo stadio accanto a Di Francesco. «Sono qui da tre anni e mezzo – analizza l’argentino – e ci sono stati sempre alti e bassi, non succede solo adesso. Una delle cose più brutte di essere stato fuori a lungo è stata quella di non poter dare una mano e allenarmi con loro.

Abbiamo un vantaggio da gestire, se segniamo un gol per loro sarà più difficile. E in campionato abbiamo solo tre punti di distanza dall’Inter quarta». Il Porto dal canto suo ha appena perso lo scontro diretto contro il Benfica e il primato della Liga portoghese. Ma tutti qui confidano nella rimonta.

Un contrattempo per Coincecao alla vigilia: troppo vento allo stadio per allenarsi, la squadra ha fatto solo quattro giri di campo ed è rientrata negli spogliatoi. Le notizie migliori il portoghese le aveva però avute dall’infermeria: tutti disponibili, il bomber Marega compreso, tranne Aboubakar.

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