PORTO-ROMA. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

di Diego – Effettivamente mancava, nella variegata storia romanista, l’eliminazione al 117’ su di rigore.

La Roma (l’ultima?) di , schierata con i tre difensori per cercare di dare più solidità un reparto colabrodo, fa una onesta contro un normale.

I tentativi dell’ di dare più copertura alla propria cozzano con il materiale che disposizione: , che fa sembrare Alex Tello e Corona i Roberto Carlos e Giggs dei tempi d’oro; Nnzozi, che da pachidermico è ormai divenuto ancorato; , che quasi 32 anni pensa bene di guardare il anziché preoccuparsi dell’ che ha accanto.

tutto ciò si sommano l’ingenuità di in occasione dell’10, gli in e le scelte di Çakir: troppo per una Roma ridotta nelle condizioni in cui è.

La direzione arbitrale segue un filone che conosciamo bene, quello che va da Van Der Ende a Aranda; niente di nuovo, non fosse per il che alcune disattenzioni, o castronerie, dovrebbe evitarle anziché acuirle.

Un pensiero veloce sugli infortuni: continuano cambiare allenatori e preparatori ma loro restano, esattamente come la settimanella di ritiro in montagna prima dell’immancabile tournée negli . “Son casi”, diceva qualcuno.

Come da tradizione, si cerca il capro espiatorio: negli ultimi quarant’anni è toccato Bruno Conti, Giannini, Totti, De Rossi Oggi è il turno di Florenzi: chissenefrega se e Džeko hanno avuto, prima del rigore, occasioni enormi per chiudere la qualificazione. Sono d’accordo con De Rossi quando ricorda come Florenzi per la Roma ci abbia rimesso due volte il ginocchio. Aggiungo che gioca da quattro anni fuori ruolo perché la società non è in grado di acquistare un terzino e, quando invece lo fa, il calciatore è improbabile ( Peres) o infortunato (Karsdorp).

dei possibili sostituti di (mentre scriviamo nessuna decisione è stata ancora presa): il primo pensiero, vedendo i nomi di e Donadoni, è “meno male che abbiamo già superato i 40 punti”; mentre, per quanto tifoso, ho difficoltà credere che Ranieri si accontenti di venire fare il traghettatore per due mesi.

Nella tarda serata di ieri sono arrivate le dichiarazioni, provenienti rigorosamente dall’altra parte dell’Oceano, di Pallotta: sapesse quanto siamo stanchi noi, signor presidente, di otto anni di parole al vento, consulenti esterni, girandole di dirigenti, giocatori e allenatori, sedi e siti nuovi, con la bacheca che continua solo, mestamente, impolverarsi.

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