Roma, lo scippo è servito al Var

(IL MESSAGGERO, Trani) Finale nero, figlio degli errori, di Dzeko (sotto porta), di Florenzi (che regala il rigore qualificazione al Porto) e dell’arbitro Cakir che, quasi sul gong, ne nega un altro alla Roma. Nerissimo per e per , che paga una serie di sbagli dei singoli. Alla fine segna Telles che fissa il risultato sul 31, sibaltando nei supplementari il 21 dell’andata. I giallorossi salutano la .

FORMULA DI COPPA – La difesa tre, come contro il il del 2018. Di Francesco, nella notte del giudizio, guarda al passato per tenersi stretto il presente, cioè la panchina giallorossa. E disegna la Roma, come nella partita più bella della sua carriera. E, visto che Coinceçao parte con il 44-2 come fece Valverde nel ritorno dei quarti dell’edizione passata, ripropone addirittura lo stesso sistema di gioco: 34-21. Dietro Dzeko, ecco e Perotti, mezze punte come come Schick e Nainggolan nella sera dell’impresa contro Messi. Il doppio play De e Nzonzi, coppia simile quella con il capitano e l’anno scorso. I terzini tutta fascia: destra Karsodrop e non e sinistra sempre Kolarov. Davanti Olsen, il trio composto da Manolas, Jesus e Marcano.

MURO ALLARGATO – Manca Fazio, in tribuna dopo le gaffe fatali per il crollo nel e non al meglio fisicamente (risentimento al flessore), al suo posto l’ex centrale del Porto. Non c’è Sousa all’Estadio do Dragao: in Francia fanno sapere che domani firma per il Bordeaux. , invece, è presente e si gioca la partita della vita con l’assetto che, nelle caratteristiche degli interpreti scelti, è sicuramente il più prudente della sua avventura in giallorosso. Tant’è vero che, in fase difensiva, la Roma si abbassa con il 54-1. Mai usata la difesa 3 nel nuovo anno, l’ultima volta il 22 a contro la Juventus, 10 partite fa. Inedita ancora la formazione: 36esima in 36 match. Il possesso palla è del Porto, anche perché i giallorossi, inizialmente pigri e anche impauriti, non riescono salire verso . Rinunciano al pressing, restando in attesa. L’atteggiamento non paga, almeno in partenza. Karsdorp soffre Corona e Manolas, costretto spesso ad allargarsi in protezione, finisce per regalare il pallone Marega. Che, proprio dopo lo scambio con Corona, permette il semplice tap in  Soares per il vantaggio prima della mezz’ora.

CAPITAN RISCATTO – La Roma, in apnea, riemerge all’improvviso. De va prendersi la palla al limite dell’area avversaria per allargarla su Perotti. Dribbling secco e Militao abbocca: sgambetto da rigore. Cakir lo assegna senza alcun dubbio e De spiazzando Casillas che, Vienna nei quarti di Euro 2008, riuscì invece respingere la sua conclusione nel pomeriggio dell’eliminazione dell’Italia di Donadoni. Pareggio raggiunto in 10 minuti. L’ del capitano fa arrabbiare ii portoghesi: anche Coinceçao, insieme con i panchinari, vanno rimproverarlo. De Rossi, però, si arrende nel recupero del 1° tempo: polpaccio. Dentro Pellegrini.

ALTRO REGALO – L’ennesima ingenuità di Karsdorp fa rientrare in partita il Porto: Corona gli ruba il e pennella sul palo lontano per che, lasciato solo da Marcano, fa centro. E’ il 6° gol consecutivo in 6 partite di Champions, battuto il record di Jardel. Il punteggio adesso è lo stesso dell’andata, Fuori Karsdorp, tocca  . Coinceçao replica con Brahimi per Corona. Si fa male Marcano: dentro Cristante per il 45-1. Ecco Fernando per Soares. fa reparto da solo, anche nei supplementari: i due errori decisivi sotto porta e l’ingenuità di spingono fuori dalla Champions.  finisce in lacrime, e non solo lui.

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