Grande fuga dalla Serie A, il tifoso spegne la tv

(IL FATTO QUOTIDIANO) Il primo gol di Cristiano Ronaldo su Sky, la festa scudetto su Dazn. Ritardi, proteste, polemiche, il solito trionfo della Juventus: il campionato 2018/2019 è stato la rivoluzione del pallone in tv, con l’addio allo storico duopolio Sky- e l’inizio di una nuova era, fatta di doppi abbonamenti ed esclusive pretese dalle pay-tv (anzi, dall’unica pay-tv rimasta). Le rivoluzioni, però, fanno sempre vittime: in questo caso i tifosi. Con un mercato saturo, alla ricerca di profitti più alti, la soluzione è stata spremere gli appassionati, costretti pagare di più per vedere le stesse partite, spesso meno bene, neppure troppo interessanti. Così tanti sono scappati e il di fine non accontenta nessuno: la Serie ha perso 700 mila abbonati e il 30% di audience, i conti Dazn per ora non tornano e pure Sky non ha troppo da festeggiare. Altro che effetto CR7.

Con l’uscita di scena di resta solo il colosso di Comcast. Ma quasi 700 mila contratti si sono persi per strada (e cresce la pirateria). Già era iniziato male il campionato del resto: la corsa al nuovo abbonamento, le immagini scatto. Alla lunga i tifosi si sono abituati (o rassegnati) alla grande novità: Dazn è entrata nell’immaginario collettivo col volto di Diletta Leotta e nelle case degli italiani. Tante, quasi tutte: fra parenti o amici qualcuno che tira fuori la password quando c’è la partita si trova sempre. La vera domanda è: paga Dazn? Qui la risposta è più complessa, perché tra account condivisi, mesi di prova e voucher si tratta di una platea più fluida di quella delle tradizionali pay-tv. Niente numeri ufficiali, l’azienda non ne ha divulgati nemmeno nell’ultima convention in cui ha snocciolato inutili curiosità. Qualche dato però c’è: secondo rilevazioni effettuate dalla Calcio, Dazn avrebbe circa 1,3 milioni di abbonati. Ancora più difficile capire quanti di questi in con Sky: quelli “propri” (utenti che hanno solo Dazn) sarebbero circa 300 mila. Di qui la contrazione del mercato.

I problemi sono tanti, e non riguardano solo il gap tecnologico del Paese (su cui l’azienda ora chiede aiuto al governo). Con solo tre partite settimana (di cui una di cartello, l’anticipo del sabato sera) Dazn non è alternativa al colosso di Comcast, al massimo complementare. Non gode nemmeno di buona reputazione: vuoi per l’avvio tribolato, vuoi per un palinsesto inferiore, secondo una ricerca Antitrust la sua offerta viene considerata di qualità media (52%) o bassa (25%). Per entrare nel mercato italiano, però, Perform (la società che controlla Dazn) ha pagato caro: 193 milioni di euro a per la Serie A, altri 22 per la Serie B, poi i vari tornei minori per arricchire il bouquet. Senza dimenticare i costi della nuova struttura, tra manager, giornalisti, tanti collaboratori, la pubblicità battente. Sky ha dato una mano (e milioni) anche comprando pacchetti di abbonamenti e i diritti per i locali commerciali, riprova di una competizione non proprio agguerrita (la formazione di un secondo polo faceva comodo). Ma con 1,3 milioni di abbonati 10 euro al mese (non per tutti i mesi e non tutti prezzo pieno; c’è pure l’Iva da togliere) i conti per il momento non tornano.

“Vogliamo raggiungere fra 3 e 5 milioni di clienti nel medio termine”, aveva detto il James Rushton. Senza spingersi tanto, ce n’è di strada per il punto di pareggio (almeno sopra 2 milioni). Lo sbarco in Italia è comunque un successo, perché muovere un milione di abbonati in pochi mesi è risultato notevole. Al primo anno però l’operazione è in perdita e per invertire la tendenza c’è bisogno di altro: tre partite più la Serie B (che l’anno prossimo si annuncia ancora più povera, senza grandi piazze) non bastano. L’esclusiva non basta, Sky così non ha più rivali. L’estate scorsa ha lottato duramente per ricacciare in patria gli spagnoli di Mediapro e avere un bando per prodotto, cucito su misura. Ha giocato al ribasso sui diritti, “spento” l’unico vero competitor, ottenuto esattamente ciò che voleva.

Oggi vuole vedere la Serie deve avere Sky. Di più: chi vuole vedere il pallone deve avere Sky, sommando Champions e il grado di esclusiva è altissimo. Infatti sono circa 3 milioni i clienti calcio (forse anche più, 3,2); secondo indiscrezioni di stampa inizio 2019 quelli totali hanno superato quota 5 (l’ultimo Comcast era fermo 4,8). Gli abbonati sono cresciuti. Forse, però, non quanto si aspettavano: se l’obiettivo era inglobare tutta l’ex clientela per risistemare i conti, l’operazione può dirsi riuscita solo parzialmente. Il monopolio sulla Serie non ha affatto risolto i problemi, anzi. Alle spalle ci sono tagli importanti (la sanguinosa chiusura della redazione romana), all’orizzonte pesanti impegni proprio sui da onorare. Il traguardo dei 6 milioni di abbonati è lontano, presto Sky si troverà di nuovo un bivio: non può fare meno del ma tenerlo costa tanto, forse troppo.

Clienti spremuti in fuga Per ora la nuova era Sky-Dazn ha portato un solo risultato certo: la Serie ha perso abbonati e spettatori. Dai 4 milioni medi di Sky- si è passati 3,3-3,5, con una riduzione di 700-500 mila abbonati secondo la Calcio. Lo confermano gli ascolti tv, che fino all’anno scorso erano pubblicati sul sito della Serie e da quest’anno non più: dai dati visionati da Il Fatto, nel girone d’andata ci sono stati 91 milioni di totali contro i 133 dell’anno scorso, meno -31% di audience cumulata (picco di -57% ottobre). Del resto prima c’erano due grandi distributori, ora ne è rimasto solo uno. E gli ex abbonati Serie A che fine hanno fatto? Secondo una ricerca Agcm, il 32% ha sottoscritto un’offerta Sky (o NowTv, la sua piattaforma streaming), il 15% Dazn, il 17% entrambi. Poi c’è una grossa fetta, il 36%, che non ha più niente. Nel passaggio dal vecchio al nuovo equilibrio la Serie si è persa per strada tanti tifosi. Alcuni non guardano proprio più il pallone (c’è crisi), altri hanno trovato vie “alternative”: la pirateria, fenomeno in crescita allarmante che secondo Fapav (Federazione anti-pirateria) conta ormai 2 milioni di illegali. Tutti soldi sottratti al calcio, in particolare alle pay-tv inviperite per il furto, anche con chi non tutela il suo prodotto. Rischia di diventare ulteriore motivo di scontro. Il in tv è cambiato, forse cambierà ancora. Per ora ci sono altre due stagioni davanti così. Dazn si sta imponendo sul mercato italiano, anche se per ora caro prezzo.

Chiusa l’era del duopolio Sky-, nel 2018 l’ultima dei si è conclusa con una vera e propria rivoluzione: dopo l’accordo stretto e stracciato con gli spagnoli di MediaPro, la Serie è finita Sky e Dazn. La tv satellitare trasmette 7 partite in esclusiva. Le altre 3 (tra cui l’anticipo del sabato sera) sono su Dazn, nuova piattaforma Ott (OverThe-Top, streaming internet) del gruppo Perform. La incassa 973 milioni stagione. II tifoso, però, deve fare 2 abbonamenti che voleva ma non il suo l’obiettivo. La Serie non ci ha guadagnato (aumento dei ricavi minimo, perdita di spettatori) però si è garantita un altro triennio di sopravvivenza. Chi ci ha perso di sicuro, invece, è il tifoso: costretto per la prima volta dopo anni al doppio abbonamento, spendere più e vedere meno, tra ritardi e rincari. In passato perla Serie A (almeno le 8 big) bastavano 29 euro al mese su digitale terrestre, oggi il prezzo di accesso minimo supera i 40. Qualcuno doveva pur rimetterci.

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