Senza uno stadio di proprietà sfuma il business di Pallotta

(LA REPUBBLICA, Autieri) Se il delle parole vacilla, quello finanziario non si tocca. A due dalla di alla As di Francesco emerge in modo ancora più nitido l’obiettivo di breve termine della presidenza : in ordine e fare business. I bilanci confermano che il è dovuto intervenire dal 2011 praticamente tutti gli anni per ricapitalizzare una società dove costi e non sono quasi mai in equilibrio. Un sostegno finanziario che è costato a oltre 260 milioni di e che oggi lo spinge a seguire due nuove direttrici strategiche: una finanziaria, l’altra più puramente industriale. La prima passa per il risanamento dei conti, la seconda punta allo stadio di proprietà come un’occasione per recuperare parte del denaro investito.

Per capire la fragilità della società è infatti sufficiente analizzare l’ultima relazione semestrale, approvata nel marzo scorso. La As ha chiuso il semestre al 2018 con pari a 134 milioni di euro (di cui 65 milioni da televisivi), in crescita rispetto ai 123 milioni dello scorso anno. Il dato sembra positivo ma in realtà sconta un indebitamento finanziario netto ben superiore e pari a 196 milioni. In quest’ottica a poco sono serviti i 76,3 milioni di plusvalenza ottenuti con le cessioni di Alisson, Strootman e Radonjic. La vendita dei gioielli, che apre voragini nei cuori dei tifosi, non copre i buchi del bilancio, in parte responsabili delle rughe più recenti di per via dell’indebitamento accumulato con Goldman Sachs, la stessa banca d’affari che sta cercando sul mercato i finanziatori del progetto stadio. Entro il 2022 la dovrà restituire alla banca 230 milioni di euro, un vecchio prestito già ristrutturato nel 2017. Soldi che possono essere recuperati solo con l’aiuto di qualche straordinaria, oppure posticipando la scadenza del debito, un’opzione più facile da far digerire all’istituto con il via libera alla costruzione dello stadio.

Lo stadio diventa quindi essenziale per la società e per lo stesso che non vuole mollare la presa senza correre il rischio di dover considerare la come il peggior investimento della sua vita. Ma qui le intenzioni della dirigenza si scontrano con le beghe giudiziarie, esplose sul progetto Tor di Valle, e con l’immobilismo politico della sindaca Virginia Raggi, azzoppata nei consensi e balbettante nelle decisioni da prendere. Una soluzione potrebbe essere quella di spostare il Colosseo del Duemila a dove il sindaco Esterino sembra essere pronto accogliere a braccia aperte i nuovi gladiatori insieme al giro d’affari milionario che la struttura garantirà. Lo sa bene che conosce alla perfezione gli studi della National Football League statunitense, i primi a dire che la costruzione di di nuova concezione garantisce alle società di un aumento dei dalla vendita di biglietti pari al 54% e degli introiti pubblicitari del 202%.

Con questi numeri in testa il scorso la dirigenza della As ha fatto visita all’Al Bayth Stadium, lo stadio che l’italiana Salini Impregilo sta costruendo nei pressi di Doha per i di del 2022. Una visita alla quale ha preso parte anche Mauro Baldissoni. “Lo stadio s’ha da fare”: non esiste alternativa nella mente e nelle tasche del presidente. E qualunque offerta per l’acquisto a saldo di una società ridimensionata viene per ora respinta al mittente. Almeno fino a quando non sarà sicuro di poter recuperare il suo investimento.

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