ROMA-SPAL. A PRIMA VISTA… di Paolo MARCACCI

Un tardo pomeriggio di chances, collettive e individuali: per la che potrebbe delinearsi e perché, toh, ritroviamo Alessandro titolare, basso a destra. Mettiamoci anche Diego Perotti: lo abbiamo scritto giovedì scorso, che la sua ora contro il Wolfsberger, intensa, produttiva e soprattutto concertata lo avrebbe riportato a fare il titolare contro la Spal. 

Già, la Spal: non fatevi ingannare dalla classifica, i ferraresi sono una compagine ben assortita, ben guidata in panchina (che stia vacillando è un insulto a tutto ciò che ha regalato al club), che ha fatto soffrire più di una grande. 

Sintesi della prima mezz’ora? La merita otto per il lavorìo ai fianchi dell’ ma, per restare alla terminologia pugilistica, quattro per quanto riguarda la mancanza del colpo del ko. Anzi, per dirla tutta l’occasione più nitida l’hanno avuta gli uomini di Semplici, con una grande parata a terra, col massimo della reattività, da parte di Pau su Petagna.

Cala la nebbia, nel della prima frazione di gioco: leggerezza di su Cionek, nel cuore dell’area, fallo quasi plateale e rigore netto. Va Petagna, angolata e potente la sua conclusione per lo zero a uno. 

Sapevamo che sarebbe stato un pomeriggio da prendere con le molle: ora diventa davvero complicato. 

Aggiungiamo un dato: settantuno per cento di possesso palla dei giallorossi nel primo tempo, tradotti in un pugno di occasioni mai nitidamente onorate da conclusioni perentorie. È un limite, diventa un problema. 

Siamo sotto Natale, o quasi: con un di si era chiuso il primo tempo, con due regali della si ribalta il secondo: autorete clamorosa su cross di da parte di Tomovic, fallo plateale di su in area, mentre il nove romanista copre la palla e tenta di girarsi. Rigore di Diego al millimetro, i guanti di Berisha servirebbero soltanto applaudire, se avesse l’umore giusto.

Dopo 79’, fuori per Mkhitaryan: un’altra ora e un quarto abbondante per il Monito, ancora decisivo dal dischetto e forse l’unico a tentare di saltare l’uomo. 

Il tre a uno arriva proprio con la firma di Mkhitaryan, che pur quasi sbucciando il pallone non poteva sbagliare, in seguito all’assist da destra di Florenzi: l’ovazione e l’abbraccio, con più significati, sono tutti per il capitano.

Arriva anche Kalinic, redivivo, in luogo di che rifiata per qualche minuto in vista del fiorentino. 

Poi arrivano anche i tre punti, dopo quattro di recupero: la ora è più elegante. 

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