ROMA-WOLFSBERG. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

Solo chi non ha idea della storia della Roma poteva dare per scontati i tre punti contro i volenterosi, scarsi, austriaci del Wolfsberger.

Una supponenza, quella romanista, notata in tante epoche, quali che fossero presidenti e allenatori. La convinzione, folle e ricorrente, che la vittoria sia quasi dovuta e non serva dare tutto per ottenerla. Bene comunque le considerazioni, amare, di Fonseca al termine della gara, conscio di quanto visto.

Vai in vantaggio con Perotti, che segna il rigore procurato da Džeko ottimamente servito da Mkhitaryan. Siamo al 7’: cosa c’è di meglio della partita già in discesa? Può esserci solo di peggio, come prendere un 1-1 evitabile, tornare in vantaggio e farsi nuovamente raggiungere (azione viziata da un fallo per la Roma) da, ripetiamo, questi volenterosi, scarsi austriaci.

In mezzo c’è un po’ di tutto: Florenzi spento, provato dall’ingiusta situazione che lo riguarda, sfortunato sull’autogoal e sull’assist all’ultimo secondo non sfruttato da Džeko. Fazio, che prosegue nella sua parabola discendente iniziata un anno fa e che pare inarrestabile; Under, per il quale i fischi dell’Olimpico al momento della sostituzione sono la migliore cartolina del suo 2019.

C’è anche del buono, per carità: Mirante che risulta ancora decisivo (peccato l’infortunio!); la verve di Perotti; Spinazzola, ieri propositivo;  , sostanzialmente bene in entrambe le fasi.

La Roma centra quindi i sedicesimi, tra i rimpianti di un primo posto abbordabile sfumato: scegliete quale di queste due notizie ritenete più importante e avrete definito la vostra mentalità.

(Rubrica di Diego ANGELINO)

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