Da Vialli a Mihajlovic fino a Nela: quando il coraggio va oltre il tumore

(IL MESSAGGERO, Mei) Sebino Nela, quello splendido difensore e corridore della che fu, ha parlato del cancro. L’ha fatto raccontandosi Giancarlo sul dello Sport: struggente ma contemporaneamente incoraggiante.

Sono questi i veri di oggi, in campo e fuori: quelli che non si misurano semplicemente con un e con un pallone, ma anche con le cose della vita. Spesso c’è li invita essere quel che poi sono: un modello. Ecco, in questi ultimi tempi sono venuti fuori tre ritratti del coraggio da un campo di calcio, tre uomini che stanno lottando contro il cancro, che un tempo neppure si nominava, un male brutto si diceva, quasi vergognandosi, come se la malattia potesse essere la fonte di una vergogna. Il che, naturalmente, non è.

Qualche anno fa ci fu Francesco Acerbi, il muro della Lazio, dichiarare la sua lotta, quando ancora era al Sassuolo. È l’esempio più vitale, ora che è tornato da tempo in campo, e fa la buona sorte della e della di Mancini. In questi ultimi tempi ha contemporaneamente commosso e incoraggiato Sinisa Mihailovic. Quando è tornato sulla panchina o in tribuna, tutti abbiamo applaudito. Non l’ che pure lo merita, come dicono i risultati, ma l’uomo. Non è questione di panchina d’oro o altri del genere che finiscono per fare bella in bacheca in casa.

Anche Gianluca ha sciorinato la sua lotta. È una lotta che alterna sconfitte e vittorie, speranze e depressioni, ma che questi tre del hanno voluto combattere in pubblico, come facevano quando dribblavano, o tiravano quelle punizioni come Sinisa e pochi altri sapevano tirare.

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