Il calcio ora si spacca

(IL TEMPO) Il calcio si spacca. Club e calciatori si ribellano al protocollo degli allenamenti collettivi e mettono a rischio la ripresa del campionato. Almeno otto società sarebbero pronte a continuare con gli allenamenti individuali anche dopo il 18 maggio evitando il ritiro e l’isolamento totale. Nella giornata di ieri, presidenti e capitani delle squadre hanno portato avanti due riunioni distinte e separate arrivando a una medesima conclusione: il protocollo per gli allenamenti collettivi – accettato dalla Figc e autorizzato dal Comitato Tecnico Scientifico – va rivisto. La Federazione sta seguendo scrupolosamente i dettami governativi nel tentativo di far ripartire il campionato, ma non tutte le componenti del Sistema calcio stanno giocando a carte scoperte, per evidenti timori legati agli interessi economici. Nella giornata odierna il presidente federale Gabriele Gravina avrà modo di confrontarsi con il presidente della Lega A Paolo Dal Pino e con i vertici della Federazione Medici Sportivi per individuare – insieme – un percorso costruttivo di confronto con il Ministro della Salute, con il Ministro per le politiche giovanili e lo Sport, con il CTS, e giungere a un protocollo condiviso. Ma il dpcm è già stato approvato, e sarà in vigore fino al primo giugno. Si lavora per rendere meno stringenti e vincolanti le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, almeno a partire dal prossimo 2 giugno.

IL COMUNICATO DELL’AIC – La posizione dei capitani delle squadre di Serie A è chiara, al punto da mettere tutto nero su bianco, sul sito ufficiale dell’Associazione Italiana Calciatori. “Le perplessità tra noi condivise riguardano soprattutto le tempistiche della ripresa della stagione – si legge nella nota – l’ipotesi del ritiro per la creazione del ‘Gruppo-Squadra’ è stata valutata e condivisa fin dall’inizio, ma in assenza di date certe per la ripresa del campionato 2019/2020 appare prematura ogni valutazione sulle tempistiche di svolgimento dello stesso. Inoltre, le modalità di gestione delle eventuali positività di un membro del ‘Gruppo Squadra’, così come definite dal nuovo protocollo, non sembrano idonee a garantire la conclusione del campionato; esiste il concreto rischio di doversi fermare nuovamente non appena si potrà tornare in campo, vanificando cosi tutti gli sforzi profusi”.

LA FIDUCIA DI MALAGO’ – Il presidente del Coni appare certo della ripresa del campionato, ma resta perplesso della mancanza di un eventuale piano B qualora il torneo non dovesse giungere a conclusione. Il rischio è sempre lo stesso, quello di un’eventuale positività che potrebbe paralizzare tutto. “Abbiamo recepito una direttiva che individua un percorso di coinvolgimento generale e non quello di creare una quarantena individuale – afferma Malagò – è un tema che riguarda il Cts, non ho mai interloquito con loro, lo deve fare il governo e il ministero dello Sport. Mi dicono che è una decisione che può anche essere rivista. Al 99% la serie A ripartirà il 13 giugno, una volta ricominciato, non so quando finirà: ci vorrebbe la palla di vetro. L’articolo 211-bis dell’ultimo decreto legge può essere uno strumento molto importante per prendere un certo tipo di decisioni che spettano al Consiglio federale. Quella norma può fornire un assist, poi bisogna prendersi le responsabilità. Sono decisioni che spettano alla Figc, il calcio deve portare avanti una o più soluzioni alternative”.

IL CASO LAZIO – La Giunta straordinaria del Coni andata in scena nel pomeriggio – alla presenza del Ministro dello Sport Spadafora – ha toccato anche l’argomento Lazio che avrebbe fatto una fuga in avanti rispetto al protocollo in essere. “Avrebbe organizzato delle partitelle? Io non so se sia vero – commenta il presidente del Coni – ma se fosse così sarebbe una cosa molto poco rispettosa rispetto alle regole del gioco”.

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