GRAVINA “Senza pubblico non è vero calcio”

Gabriele , della Figc, ha rilasciato un’ al quotidiano La Stampa. Queste alcune delle sue parole:

(… ) Oggi quanta soddisfazione proverà alla palla al centro?
«Molta. Ricompensa me e i miei collaboratori per gli attacchi subiti in questo periodo, tensioni superate grazie al gioco di squadra»

Ha scoperto più o più nemici?
«È nelle difficoltà che le persone rivelano la propria natura e la propria lealtà. Ecco, diciamo che ho fatto una certa selezione. C’è mi ha deluso, ma cerco di cogliere il lato positivo: almeno hanno gettato la maschera e così ho capito sta da una parte e dall’altra».

I nomi?
«Non sono uno vendicativo. Non mi interessa fare nomi, processi e neanche distribuire meriti, ma solo recuperare le energie disperse per tamponare i troppi attacchi».

sempre al centro del fuoco, quello amico compreso: perché?
«Perché si è sempre complicato la vita da solo, ha voluto vivere troppo spesso in maniera egoistica. Distaccato rispetto al sistema che lo sorregge. Atteggiamento che abbiamo pagato, ma io credo fin dal primo giorno della mia gestione di aver frantumato quella campana di vetro sotto cuivivevail pallone».

Si aspettava maggiore appoggio dal del Malagò?
«Rispetto le diverse opinioni e le diverse ragioni politiche se portano un confronto, se sono animate dalla voglia di condivisione e non da simpatie o antipatie personali. La questione non sono i rapporti con Malagò, io mi aspettavo una maggiore condivisione anche dall’intero sistema. Solo perché all’inizio del abbiamo detto che il faceva da volano al sistema, siamo stati aggrediti e tacciati di arroganza. Non chiedevamo privilegi, ma il riconoscimento della nostra centralità. E invece c’è ha ragionato in base al proprio orticello».

Sarà dura fare pace con il del Coni?
«Appianeremo le divergenze, conosciamo il nostro ruolo».

Pesi e contrappesi elettorali farebbero pensare che si è giocato il mandato bis con questa sua battaglia?
«Sarebbe preoccupante se venissi giudicato solo per questi tre mesi. Non credo sarà così, dovessi ricandidarmi mi farebbe piacere essere valutato per la progettualità della mia gestione».

Era all’ per la finale di Italia, che ha visto: vivo, convalescente o ancora malato?
«C’era l’euforia e la speranza per la ripartenza, ma senza era uno spettacolo monco».

Quando riapriranno gli stadi?
«Quando saremo definitivamente al riparo dal virus grazie al vaccino».

Quindi per tutto questo campionato?
«Nell’attesa del vaccino, non chiediamo sconti ma di essere trattati alla pari di altri settori dello spettacolo, come il teatro e gli eventi all’aperto. Siamo pronti, devono solo darci il via».

Certo le scene di  non aiutano?
«Inutile dirlo, è stato un comportamento negativo. Ma venticinque milioni di telespettatori per tre partite ci dicono della enorme voglia di tornare vivere il con tutti i suoi riti».

In Germania e in abbiamo visto in ginocchio dopo un in di protesta contro le discriminazioni. Da noi nessuno. Il nostro è meno sensibile?
«Intanto ci sono stati pochi gol. Ma dettaglio parte, non siamo meno sensibili e le nostre società l’hanno dimostrato più volte in passato»

C’è la paura dei singoli esporsi allora?
«Siamo stati attanagliati da quello che ci è successo, dai nostri lutti. Non posso pensare che il nostro abbia una diversa percezione verso il razzismo».

Il avrà imparato la lezione dalla grande paura?
«Sarebbe un doppio fallimento se non fosse cosi».

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