GRECO “Ho realizzato il mio sogno da bambino romano nato in periferia, vestire la maglia della Roma”

L’ex giallorosso Leandro , oggi al Sudtirol, ha parlato al sito ufficiale giallorosso. Tra presente e passato, queste le sue parole:

La Roma è la squadra della vita (e del cuore), l’ha vissuta in prima persona per qualche stagione “coronando il mio sogno di un ragazzo partito dalla periferia”, collezionando 47 presenze (come Schiaffino ed Emerson Palmieri, per citarne un paio).

L’Hellas Verona è il club in cui ha giocato il numero più alto di partite ufficiali in carriera (92). Leandro – classe 1986, attualmente in forza al Sudtirol di Stefano Vecchi in Serie C – è tra i 42 calciatori della storia romanista ad aver segnato almeno un gol in Champions League. Lui lo fece a Basilea, in trasferta, e quella fu l’unica segnatura della sua esperienza giallorossa. “E pensare che non avrei dovuto nemmeno giocarla quella partita…”.

Partiamo da lì?

“Partiamo da lì, dal punto più alto e bello della mia carriera. Dieci anni fa, in Svizzera. Era il 3 novembre 2010. Andai in trasferta con la squadra per la partita di Champions a Basilea. Inizialmente, non era previsto che andassi in panchina. Doveva starci Rosi e non io. Poi, Ranieri e lo staff tecnico fecero due e capirono che non c’erano ricambi a centrocampo. Così, scelsero me. Fu uno sliding doors chiave della mia vita”.

Nella ripresa subentrò a Menez.

“Esattamente. Jeremy aveva portato in vantaggio la Roma nel primo tempo. Io feci l’ingresso sul 2-1, in tempo per fare il terzo gol e mettere più al sicuro il risultato. Alla fine, il match si concluse 3-2. E per noi fu fondamentale quel successo per superare il girone di Champions”.

E quattro giorni dopo nel derby s’era anche ripetuto, ma il gol le venne annullato dall’arbitro Morganti.

“In quel momento avevo un’aura particolare su di me. Qualsiasi cosa facessi in campo, mi riusciva. Quell’urlo al gol rimase strozzato in gola. Peccato, sarebbe stato un altro piccolo sogno divenuto realtà. Ma andò bene lo stesso, alla fine vincemmo 2-0. In quell’anno di derby ne conquistammo tre, due in campionato e uno in Coppa Italia, che si andarono ad aggiungere agli altri due dell’anno prima. Cinque di fila. Non male…”.

La stagione successiva, 2011-2012, fu la sua ultima con la Roma.

“Probabilmente, all’epoca non ero pronto a reggere determinate pressioni. Per un romano e romanista non è sempre facile indossare quella maglia. Senti più responsabilità, probabilmente. E determinate critiche fai fatica ad accettarle. Parlo per me, ovviamente”.

Cosa le diede particolarmente fastidio?

“La mancanza di equilibrio dell’ambiente. Determinati sali e scendi di umore non fanno bene e finiscono con il condizionare anche lo spogliatoio. Servirebbe un filtro probabilmente, ma non è facile gestire tante voci”.

Con l’Hellas Verona ha iniziato cinque stagioni, in momenti storici diversi. E in tre categorie tra C e A. Ricordi particolari?

“Ci sono stato prima da ragazzo e poi da adulto. Piazza appassionata, con una tifoseria calda e particolarmente attaccata alla squadra. Il rammarico resta quello di non aver fatto qualcosa di più, soprattutto nella parentesi più matura. Nella stagione 2015-16 avevamo una squadra forte con Pazzini, Toni, in attacco. Però retrocedemmo, pur partendo bene”.

Pareggiando alla prima giornata proprio contro la Roma.

“Affrontare la Roma da avversario è particolare, gestisci tante emozioni. Quella partita la ricordo bene perché facemmo una grande prestazione. Pensai che sarebbe stata una grande stagione. Non fu così”.

Sabato è previsto un altro Verona-Roma al debutto in Serie A.

“Sono curioso di capire come inizierà questo campionato. Ad esempio, vedremo come Pirlo saprà trasmettere le sue idee alla Juventus. E chissà come si presenteranno le altre squadre dopo questo stop anomalo, di poco più di un mese. Verona-Roma, in ogni caso, è difficilmente pronosticabile. È una prima giornata e come tale è aperta ad ogni esito. Io la vedrò volentieri”.

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