ACCADDE OGGI… 8 ottobre: 1990. Peruzzi, Carnevale edil “caso Lipopil”

Nella rubrica ‘’ ci piace sempre ricordare belle storia, favole di campo, aneddoti o personaggi che hanno fatto la storia giallorossa, ma chi è tifoso di questa squadra e di questa maglia sa che c’è stata tanta gloria, tanto onore, ma anche tante cadute che la nostra fede ha dovuto affrontare… tra le più brutte, forse ‘infami’ c’è proprio quella di quel pomeriggio dell’ 1990 quando l’ANSA annuncia che “Andrea  e Angelo  positivi alla “Fentermina”. Vorremmo raccontarla noi quella storia, ma ancora oggi a distanza di tanti anni, questa storia, questa brutta onta, non ci è andata giu…

Per i piu giovani però, è giusto che sappiano cosa successe, quello che fu detto, ma soprattutto non detto, e per farlo vi presentiamo le pagine della nostra rivista di quei giorni e l’articolo del giornalista Federico Baranello fatto per LaRoma24…


LAROMA24.IT (Federico Baranello) – Sono le ore 18,48 dell’ 1990, l’Ansa batte la notizia: “Andrea e Angelo sono risultati positivi alla “Fentermina”. Scoppia il caso “Lipopill”.

Il 23 Settembre precedente nella gara Roma – Bari, terminata 1-0 con gol proprio di , i due giocatori vengono selezionati per la prova Antidoping. Il primo ottobre vengono effettuati i test e i due giallorossi risultano “positivi”. L’Ing. viene informato in maniera riservata, così come previsto dalle norme federali, dal presidente Antonio Matarrese. Il 7 Ottobre, mentre la Roma torna sconfitta di misura dalla trasferta con il Torino, le controanalisi confermano l’esito del primo accertamento: nelle urine dei due calciatori è riscontrata la presenza della Fentermina, una sostanza stimolante, derivata dalle anfetamine che è in grado di attivare nell’organismo la produzione dell’adrenalina.

Il Presidente si dichiara “allibito e sconcertato” pur facendo capire di avere sospetti rispetto ad un “colpo basso” che la Roma stava ricevendo: “…per i nostri principi e per la nostra rettitudine, siamo molto lontani da cose del genere. Io arrivo perfino a controllare i piatti, la frutta, le bevande che vengono date ai giocatori. Non mi sarei mai aspettato che potesse accadere una cosa del genere. Più che offeso sono allibito, ma sono abituato a questi siluri che poi finiscono in mare” (Cit. L’Unità, 9 ottobre 1990).

Qualche giorno prima la Federcalcio approva un nuovo regolamento che prevede pene che vanno da sei mesi a due anni di squalifica, contro le 4 giornate minimo di sospensione del regolamento cui risalgono i fatti. Per questa ragione, nonostante la situazione, c’è ottimismo circa l’entità della pena.

Il 13 Ottobre arriva la stangata dalla Disciplinare: un anno di stop ai giocatori e 150 milioni di multa alla società.

A nulla è valsa l’arringa difensiva affidata al legale Franco Coppi, che ammette l’uso della sostanza tramite il medicinale Lipopill da parte dei due tesserati, ma solo per risolvere problemi di peso. In particolare fa riferimento ad una cena abbondante nel dopo gara con il Benfica con l’obiettivo di evitare di farsi trovare in difetto al controllo del peso, controllo di routine in tutte le società sportive. Ribadisce anche che il Lipopill non è stato consigliato nella maniera più assoluta dai medici della società .

Il 21 Ottobre, in occasione di Roma– Lecce (3-0), una strana atmosfera aleggia sopra l’Olimpico. Niente striscioni in tutto lo stadio in osservanza di una presa di posizione dei “clubs giallorossi” come segno di protesta verso la decisione della Disciplinare giudicata profondamente ingiusta. Ma anche in questo caso, come sempre, la Curva Sud esprime la propria vicinanza ai due giocatori: “Angelo e Andrea siamo con voi”.

Il 30 Ottobre le speranze di una riduzione della pena giungono al capolinea: la CAF conferma il primo grado facendo pagare ai due giocatori una sentenza che si ritene essere “di esempio”.

Davanti la sede della Federcalcio in Via Po a Roma va in scena una protesta abbastanza “calda” e devono intervenire le forze dell’ordine.

Dopo 15 anni da quella sentenza, Angelo dirà la sua verità in un’intervista all’emittente “Roma Uno”: «Non c’era stata nessuna cena, quella pasticca non me la diede mia madre come raccontai allora, ma un giocatore. Venivo da un infortunio e mi venne detto che, prendendola non mi sarei rifatto male. Fui ingenuo e stupido a crederlo. Ci diedero un anno – nel processo penale fummo poi assolti – perché dicemmo, sia io che e l’allora presidente , moltissime bugie alla giustizia sportiva. Furono le alte sfere della Federazione a consigliare quella linea al presidente ; così avrei avuto soltanto tre mesi di qualifica. Ma andò diversamente. Aspettavano questo momento per massacrare e lui si fidò».

Sin da subito il Presidente ebbe la percezione di un “siluro”, che purtroppo non andò in mare ma colpì la Roma. Ma forse colpì anche lui che poco dopo ci avrebbe lasciato

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