Diego illumina Napoli e la Roma si sbriciola

( DELLO SPORT) Affinché non ci fossero dubbi, al trentesimo minuto d’una serata tutta per lui, Diego Armando è sceso in campo, ha poggiato la sua “mano de Dios” sulla testa di Lorenzo e poi ha ispirato quel affinché disegnasse una parabola che lui e però modo suo costruiva con il sinistro. Napoli- è una miscela stordente che impiega un po’ per decollare, poi esplode fragorosamente in un double face, in cui è racchiuso tutto ciò che s’aspetta e nulla che aspetti. Quel costringe la Roma dondolare tra i pensieri spettinati di 90′ che si trasformano in un incubo: senza già un bel po’ di gente, e con e adagiati nell’intervallo sul lettino del San Paolo, rimane semplicemente il pallore d’una persa non solo negli diretti ma in qualsiasi angolo di un campo diventato enorme. Nelle sue fattezze antiche, il c’è stato bene, e ha deambulato, abbondata complessivamente da tutti, per un po’ sostenuta da Mancini, disperatamente presente in Spinazzola, mentalmente spenta e racchiusa solo in una volée alta di Cristante. È stato troppo Napoli, svelto anche nel pensiero, e la Roma, invisibile, è sfilata dentro un tormento gigantesco, con strafalcioni nella transizione di -Insigne, ma anche con omissioni: la presa scivolosa di che vale il 30 di e l’incapacità di opporsi Politano, dribbolmane per un istante fosforescente nel 40 Il si è sbarazzato delle sue paure, ne ha approfittato di quelle praterie, della dissolutezza della Roma: aveva Diego con sé e se n’è accorto subito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.