Il gioco e l’equilibrio. Così la Roma di Paulo ha imparato a volare

(IL MESSAGGERO) La mano dell’allenatore, prima non si vedeva, ora sì. Sono cambiate, nel tempo, le situazioni, è cambiato il taglio del vento. Paulo si è calato nell’ambiente, è andato oltre gli errori, è sceso patti con i calciatori, ha sopportato un’aria strana intorno lui, combattendo con molta signorilità per mantenere il suo posto di lavoro, sempre da solo, senza un ds al suo fianco e con una nuova proprietà che in questa prima fase ha dovuto pensare altro. Oggi, non è una spumeggiante, ma almeno sembra affidabile in ogni reparto. L’affidabilità arriva dai e dai loro comportamenti, molti dei quali esperti e con pedigree accertato, molti altri di belle speranze ma di talento. Ma sono -vecchi, come Mancini, soprattutto Kumbulla. Si sono resi affidabili anche quelli che in stavano per partite perché considerati in esubero fine percorso, gente come Fazio, Karsdorp, tratti Santon, Bruno e un giorno riavrà anche Zaniolo. Molti altri vanno aspettati, perché attualmente al centro di qualche difficoltà. è uno di questi, Pau per certi versi, è un altro. Entrambi sono sempre stato schierati dal 1′ in League per riacquistare la forma migliore, ovviamente non scapito del risultato e in questo l’ è stato intelligente: il cambio Cristante– ha permesso Mkhitaryan di fare il centravanti e di siglare tre reti. I risultati parlano: 14 partite in Serie senza sconfitta della Roma, non considerando quella arrivata tavolino Verona. è l’unico imbattuto in questa stagione, tra coppa e campionato. Ora è sua e vuole tenersela stretta.

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