Rosso da record per i club di A: 770 milioni. Rischio default

(GAZZETTA DELLO SPORT) Nel trentennio cominciato con il primo boom dei diritti televisivi, il calcio italiano ha vissuto al di sopra dei propri mezzi. La gestione in deficit è stata la regola, non l’eccezione. Ma il numero che fotografa la scorsa stagione mette lo stesso i brividi: 770 milioni di euro è stata la perdita aggregata dei 20 club di Serie A nel 2019-20. Il Covid, ovviamente, è stato determinante. Da marzo, per esempio, sono venuti a mancare gli incassi da stadio, con una riduzione dei proventi stimabile in 100 milioni solo dal ticketing. Quanto ai diritti tv, i club non hanno potuto conteggiare nei bilanci 2019-20 la quota relativa alle ultime 10 giornate, disputate dopo il 30 giugno: parliamo di poco meno di 300 milioni. E c’è da aggiungere pure quella fetta di premi Uefa per le coppe europee conteggiata solo ad agosto. E il 2021 rischia di andare peggio. Alcuni club aderiranno alla facoltà concessa dal decreto Agosto di sospendere gli ammortamenti, ma è un pannicello caldo: gli stipendi, in impetuosa crescita negli ultimi anni, sono ormai diventati insostenibili in rapporto all’attuale livello dei fatturati. Non ci sono soldi in cassa e i club di Serie A hanno chiesto alla Figc una proroga dei termini per i pagamenti di emolumenti e contributi: la scadenza del 30 settembre per le mensilità di giugno e luglio è stata inizialmente posticipata al 16 novembre, quindi è arrivato lo slittamento al 1° dicembre per gli stipendi di luglio, agosto e settembre. Pare che soltanto Atalanta, Parma e Sassuolo abbiano saldato tutte le spettanze e pagato il mese di settembre in anticipo sulla scadenza.

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