BRAGA-ROMA. A PRIMA VISTA… di Paolo MARCACCI

La questione gerarchica, per quanto riguarda Edin Dzeko, a questo punto possiamo definirla risolta. Quella politica, o più che altro diplomatica, riguardante la fascia da capitano, abbiamo la sensazione che possa restare immutata a lungo, forse molto a lungo. E non sono proprio dettagli, questi, anche se la concentrazione degli impegni pretende che li si consideri tali, perché con il ritorno dell’Europa League incomincia un tour de force che per la Roma presenta una serie di prove dirimenti in campionato. 

La partita comincia con il vantaggio firmato proprio da Dzeko e con l’infortunio di Cristante, che si ferma per un problema muscolare: dentro Bruno Peres, catapultato sul terreno di gioco e subito pronto dal punto di vista agonistico e della corsa, come mostra l’insistenza di giocare sul suo lato. 

Del gol di Dzeko possiamo dire che, semplice tap-in a prima vista, è in realtà un tocco delizioso, da attaccante di razza, con la punta dello scarpino ad accarezzare il diagonale rasoterra che mette fuori causa Matheus. Se dovessimo individuare un paragone, diremmo che più di un gol così lo abbiamo visto fare a Ruud van Nistelrooy. 

La prima frazione se ne va con uno Sporting inconcludente e una Roma che meriterebbe il raddoppio ma che forse si piace un po’ troppo dalla trequarti in su, Pedro in testa. Poco servito e poco protagonista Dzeko, dopo il gol. 

La ripresa è segnata dall’infortunio rocambolesco di Ibanez (al momento emergenza assoluta in difesa per domenica), con conseguente ridefinizione tattica obbligata per Fonseca; poi, dall’espulsione di Esgaio che abbatte Villar. 

Mancano un rigore al Braga e uno alla Roma; quando iniziano già i commenti sul fatto che forse alla Roma è mancata la fame per cercare il raddoppio che archivierebbe un bel pezzo di qualificazione, lo zero a due arriva: assist rasoterra nello spazio, da “terzo occhio”, di Mkhitaryan, accelerazione di Veretout a destra, palla per Mayoral, subentrato a Dzeko, che fa zero a due e mette quasi in cassaforte la qualificazione.

Una menzione di merito, visto che troppe volte lo diamo per scontato: Jordan Veretout ci ha abituato talmente bene che la completezza delle sue prestazioni continua a non fare notizia. Proprio per questo, oggi ci piace sottolineare che quando lui prende sei e mezzo in pagella sfodera quasi sempre una prestazione per la quale altri prenderebbero perlomeno sette. Onore al merito di un completissimo centrocampista, allora, con pochi eguali nel campionato italiano. 

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