Paradosso per lo Stadio della Roma. Ora è il Comune che valuta i danni

(IL TEMPO) Anche aprile se ne andrà, quasi tutto, senza che si giunga una soluzione sulla vicenda di Tor di Valle. Dopo la decisione, fine febbraio, del di di ritirarsi dalla con la del costruttore Luca Parnasi, è iniziato un conflitto fra i due ex soci con un vorticoso scambio di lettere con il Comune. Lunedì mattina è dal Campidoglio, destinazione i due contendenti, e Roma, una pec con cui gli comunali allungano il tempo concesso ai proponenti per trovare «congiunte, concrete e percorribili proposte» per uscire dall’impasse. Nuova data che, però, questa volta è perentoria (quindi in teoria definitiva) per produrre una soluzione entro il 23 aprile. Poi, in assenza di nuovi elementi, potrebbe iniziare il di revoca del interesse e, quindi, delle delibere di Consiglio comunale 2014 e E se si dichiara pronta portare in tribunale, anche in si fanno valutazioni su possibili danni d’immagine.

Nella lettera del Dipartimento Urbanistica, il si tira fuori dalla disputa: gli ripercorrono tutti i passaggi burocratici da dicembre fino alle ultime settimane, evidenziando come l’Amministrazione abbia «coltivato» il progetto anche di fronte «alla oggettiva latitanza dei privati negli ultimi otto mesi» Poi viene chiarito che «non risultano avviate o intraprese interlocuzioni tese individuare una diversa localizzazione dell’impianto».

Eurnova, lo scorso 15 marzo, aveva chiesto al 120 di proroga sui termini e di prendere posizione nella vicenda: «È auspicio che il voglia riconsiderare l’intera vicenda e qualificare nel modo più corretto il comportamento gravemente illegittimo della .S. Roma, non legittimando, nella stessa, la convinzione di potersi sciogliere dagli impegni presi nei confronti della Pubblica Amministrazione senza subire alcuna conseguenza» Il risponde ribadendo che «l’Amministrazione non consente né può consentire alcun unilaterale recesso dagli impegni assunti» ma che non spetta al Comune «definire la validità» degli impegni fra i due ex soci. In sostanza, dunque, la questione è «comprendere se il proponente sia in grado e legittimato proseguire nell’iter».

Sui 120 di proroga richiesti da il ne accorda solo 30: «La richiesta di proroga del termine, in assenza di una prospettiva di sviluppo dell’iter in corso o di documentazione che attesti l’evolversi della nell’ambito dei rapporti con la Roma o con i creditori procedenti, apparirebbe puramente dilatoria. Comprendendo comunque le ragioni di complessità della situazione, l’Amministrazione proroga di ulteriori giorni» la scadenza per produrre gli atti stabilendo «il termine perentorio del 23 aprile» Insomma, un mese e, se le cose non cambiano, è inutile perdere altro tempo: «Decorso inutilmente anche tale periodo, in assenza di congiunte e percorribili proposte, si procederà senz’altro con le valutazioni di competenza come già segnalate» ovvero con l’avvio del provvedimento di revoca delle delibere e di cancellazione del progetto. Difficile che avvenga, però, già fine aprile: queste sono solo le schermaglie iniziali. La è ancora lunga.

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