ROMA-NAPOLI. A PRIMA VISTA… di Paolo MARCACCI

La domenica dà, la domenica toglie, nel senso che si invola l’Atalanta, verso quello che ormai tradizionalmente è il suo periodo di crescendo inesorabile; al tempo stesso, cade in casa la Juventus e il tonfo stavolta lascia un’eco particolarmente significativa. 

Poi tocca te, inteso come Roma; più stanca del Napoli, più logora mentalmente, con le ore contate di riposo e con le tossine della logistica impegnativa causa del rientro da Kiev.

Altro? Sì, le assenze, partire da quella di Smalling che si sta cronicizzando, oltre quella di che fa optare ancora una volta per la “ condivisa”, o per meglio dire frazionata livello di compiti: stavolta non tra e Diawara ma tra quest’ e Pellegrini, di nuovo abbassato. Ritrova invece la da titolare Pedro, nostro giudizio non così sorprendentemente, accanto El Shaarawy. 
Anche volendo prescindere dalle percentuali bulgare del possesso palla, al termine del primo tempo, bisogna dire che una sola squadra sembra essere scesa in campo all’Olimpico con l’intenzione di diventare molto presto la padrona della e, purtroppo, non è la Roma. 

Al netto degli episodi, perché la qualità dei partenopei dalla cintola in su si conosce (pericolosissimo da subito) così come si conoscono le doti balistiche di Mertens, quello che colpisce in negativo, al termine del primo tempo, è il fatto di essersi consegnati al da ogni di vista; di avergli consentito di far brillare al massimo grado il suo potenziale, creando un solo pericolo per la porta di Ospina con una girata di Cristante. Affanni in difesa, sparizioni centrocampo. 

Segni di vita in area napoletana all’inizio del secondo tempo: vediamo più cose di El Shaarawy, Pedro e soprattutto Pellegrini in venti minuti che in tutta la prima frazione di gioco. Il in particolare entra bene ma centralmente di testa in apertura di ripresa, poi una splendida conclusione di giro bacia il alla sinistra di Ospina. 

Dentro Mayoral, e Perez per un non pervenuto Edin Dzeko, Diawara e Pedro che si lamenta con qualcuno della panchina. 

Alla fine cambia la percentuale di possesso palla, che si riequilibra un po’; il accusa un paio di distrazioni ma, in sostanza, e compagni non corrono mai, mai il rischio di vedersi sfuggire di mano la partita. 

Stiliamo anche un che contempla il fattore stanchezza, con tutte le tossine e lo scarso tempo di recupero; però l’atteggiamento, dal di vista dell’approccio, non è perdonabile da nessun di vista. Se poi volete gettare la croce totalmente addosso Fonseca, fate pure: è un film del quale abbiamo viste mille repliche e il non ci è mai piaciuto. 

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