ROMA-BOLOGNA. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

di Diego ANGELINO – Sicuramente rivedibile, piena di seconde se non terze linee, ma concreta e vincente: l’unico elemento indispensabile, oltre l’evitare infortuni, in questo -Bologna, puro “cuscinetto” tra le due fondamentali partite di Coppa.

L’esordiente Reynolds, e Peres giocare prevalentemente con il mancino, spaesato, ancor di più: era davvero complicato attendersi qualità e spettacolo in un match in cui la patisce il consueto, in campionato, inizio veemente dell’avversario.

Solo la prontezza di Mirante – nelle uscite fuori dall’area e nelle parate – evita ai giallorossi di trovarsi sotto. Ci vuole anche un po’ di fortuna, con la quale siamo sempre in credito, per capitalizzare il bel di Borja Mayoral.

Bene e Ibanez, con il primo sempre attento e responsabilizzato dalla da capitano: sono certo che, con un italiano di prima che limi i difetti del brasiliano, i due potrebbero diventare davvero un’ottima coppia di centrali.

Alle 38esima in stagione, sottotono Villar: eccede nei dribbling, lancia in contropiede il nel finale, costringendo Pellegrini un fallaccio. Il redarguisce il giovane spagnolo, giustamente, con veemenza.
Si rivede e si nota subito: tocchi e giocate, nelle gambe in vista di un probabile impiego, addirittura dal 1’, contro l’Ajax.

Riappare addirittrura Pastore: una gran palla sprecata da Karsdorp, poi non aiuta molto nell’alleggerire la pressione finale degli avversari, vista anche la scelta di usarlo come centravanti (ma Dzeko?) al posto di Mayoral.

Giovedì serve “la perfetta”, dice Fonseca: condividiamo, auspicando allo stesso tempo le migliori scelte di e in corso d’opera, per far sì che la possa tornare giocarsi una prestigiosa semifinale europea.

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