INTER-ROMA. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

di Diego ANGELINO – Manca poco al termine di questo strazio, ma ancora abbastanza per farci passare brutte serate.

Il dettaglio esiziale per raccontare la partita ce lo fornisce Conte quando sostituisce Lautaro, non entrato bene in campo. Mentalità. Quella di Mourinho, che dovrà estirpare il lassismo dalla squadra e sferzare un ambiente che si preoccupa non di tattica, ma se l’allenatore è educato e ben vestito.

Per il resto posso dire di aver visto una squadra che lascia il diciannovenne Darboe in 1 contro 1 con Lukaku e che concede il contropiede a campo aperto a una compagine in questo maestra.

Qualcuno va un po’ meglio, vedi Karsdorp, Il primo tempo di Mkhitaryan, la verve di El Shaarawy, l’abnegazione di Cristante.

Ma si tratta di sussulti personali in una gara gestita spesso a piacimento dall’avversario: prima con le seconde linee, poi con i migliori inseriti in corso d’opera.

La pressione concessa alla Roma nella ripresa, e concretizzatasi nel palo di Dzeko, è rimasta a lungo sterile, con l’Inter a difesa schierata che difendeva con sostanziale ordine.

L’orecchio alla radiolina non è foriero di ispirazione per Fonseca: col Sassuolo sotto di due reti, perché non sostituire Mkhitaryan e togliere Karsdorp e Darboe (già ammonito e che rischia poi rigore e rosso) solo all’88’?Tanto mica c’è il derby 72 ore dopo…

Stracittadina che, precisiamolo, non può aiutare a salvare alcuna stagione ma solo un po’ di faccia. Però servirebbero tattica, testa, spirito di squadra, capacità di essere incudine nei momenti duri del match.

Tutte caratteristiche viste già di rado quando la Roma di Fonseca funzionicchiava, ora totalmente assenti in questo clima da basso impero.

Mourinho e Friedkin, siate bravi a farci dimenticare quanto di brutto vissuto al più presto.

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