MOURINHO “Non è la Roma di Mourinho ma quella dei romanisti”

Alle 13.30 va in scena la conferenza stampa di presentazione di José Mourinho come nuovo allenatore della Roma. Tutto pronto alla Terrazza Caffarelli, in Campidoglio. Accanto allo Special One presente il general manager Tiago Pinto e, più defilati, i proprietari Dan e Ryan Friedkin. La Roma trasmette la diretta sui propri canali social, in chiaro sul canale 20 di Mediaset e on line sulla piattaforma Mediaset Infinity. La conferenza sarà distribuita live in cinquanta Paesi. P

“Voglio e devo ringraziare i tifosi perché la reazione alla mia contrattazione per la Roma è stata eccezionale. Prima ringrazio loro, poi ovviamente la società. Ma l’accoglienza è stata fantastica. Siamo vicini alla statua di Marco Aurelio, nulla viene dal nulla e nulla ritorna nel nulla. Questo significato è molto simile a quello che ho sentito quando ho parlato con Dan e Ryan Friedkin. Quello che Dan e Ryan vogliono per questo club, il modo in cui hanno parlato con me. Un progetto molto chiaro. L’eredità che vogliono per questo club. Non dimenticare mai il passato fantastico di questo club. Costruire un futuro. La parola ‘tempo’ a volte nel calcio non esiste ma in questo caso esiste ed esiste in un modo fondamentale perché quello che la società vuole non è successo oggi e problemi domani ma una situazione sostenibile nel futuro e fare qualcosa con passione. E’ la ragione principale per la quale sono qui. Adesso è tempo di lavorare insieme ai miei. Sicuramente arriva la domanda se questa incredibile città è la motivazione per cui sono qui e rispondo già no, perché non sono qui in vacanza. La città ha una grande responsabilità e un incredibile legame della Roma con la città è ovvia: il simbolo, colori, nome è un legame incredibile. E’ una responsabilità che sento ma non siamo qui in vacanza ma per lavorare e per questa ragione allenamento alle 16:00, arrivederci e ciao. Possiamo andare? (ride, ndr).

Lei disse ‘In Italia siete matti perché pensate solo al calciò, qui ci sono almeno cinque radio che parlano della Roma. Questa pressione è stata decisiva. La eccita l’idea di essere qui dopo tanti anni?
“Ho dovuto già cambiare telefono 3 volte perché non so come fate a trovarmi sempre. E’ fantastico, incredibile, quando non lavori qui l’Italia ti manca. C’è un lavoro da fare internamente e noi, all’interno del club, dobbiamo focalizzarci sul nostro lavoro. Voi giornalisti sul vostro, noi sul nostro. So di non essere simpatico quando lavoro e magari per voi non sarà un piacere. Ma io devo difendere il mio club dall’interno. Tutti noi all’interno di Trigoria sappiamo di avere un lavoro da fare, rispettando il vostro”.

Sia lei che Pinto avete parlato di mentalità. Lei è stato chiamato, oltre che per provare a vincere, anche per cambiare il DNA della Roma. Lei come proverà a cambiare il DNA di un gruppo che ha chiuso al settimo posto? Quali sono le prime mosse?
“Conoscere il gruppo. Non andiamo a cambiare cose prima di non sapere come è composto il gruppo. Ovviamente ci sono dei principi non negoziabili, basicamente è questo. Oggi c’è il primo giorno di allenamento e voglio che i miei giocatori sappiano subito il nostro modo di allenare. Preferisco in questo momento andare nella direzioni di tutto il club, non solo dei calciatori. La quarantena mi ha permesso di parlare già con le persone a Trigoria e ho visto una gioia terribile di lavorare insieme”.

Da quasi tutti i giorni leggiamo le notizie del suo nome sui quotidiani e inizia sempre con ‘Mourinho chiama’, Donnarumma, Ramos… E’ importante il suo carisma per attrarre gli altri giocatori?
“Non ho parlato con nessuno, puoi pensare che non è vero ma ti dico la verità. Non ho parlato con nessuno. Parlo con Tiago, con la proprietà e con il club ma di giocatori non ho parlato con nessuno”.

E’ venuto in Italia nel 2008 e aveva trovato un calcio italiano che negli anni precedenti aveva vinto la Champions League. Adesso arriva in un calcio che ha perso visibilità internazionale. Non si vince la Champions dal 2010. Questa può essere la sfida più importante della sua carriera?
“In questo senso la sfida, la prossima è sempre la più importante. Sul calcio italiano, magari stiamo parlando dei campioni d’Europa, come minimo finalisti e se non sbaglio sono tutti giocatori che giocano o la maggioranza. Un campionato che visto dall’estero se non è quello principale, tutti noi dobbiamo fare di più. Io lavoro per la Roma e solo quella mi interessa, in modo indiretto lavoro per il calcio italiano”.

Come è cambiato lei?
“Se gli anni non ci rendono dei professionisti migliori vuol dire che qualcosa non ha funzionato per il meglio. Sono più maturo, al tempo stesso il DNA non cambia. Sono quello che sono nel bene e nel male e sostanzialmente sono la stessa persona”.

Non ha parlato con nessuno all’esterno ma lo ha fatto molto in questi giorni all’interno. Si parla del futuro di Dzeko, come si pone rispetto a lui? E se dovesse restare alla Roma tornerebbe lui il capitano?
“Io non ti devo dire quello che faccio all’interno del mio club. Se entriamo in questa dinamica, di dirmi cosa faccio e con chi parlo, sarò un antipatico che non condivide con voi quello che faccio all’interno. La domanda del capitano sarà una situazione che prima di tutti la società e i giocatori devono sapere prima di voi”.

Il suo percorso è stato sempre “Veni, vidi, vici”. Sarà cosi anche a Roma?
“È un contratto triennale, spetterà alla società decidere il futuro ma in principio sono tre anni. Non possiamo sfuggire al fatto che non si vince da tanto, e che è arrivata a 16 punti dal quarto posto. Sono domande che devo farmi e trovare delle risposte. Il club e la proprietà conoscono le risposte meglio di me, sanno benissimo che c’è tanto lavoro da fare. Vogliamo arrivare a dei titoli. Vincere immediatamente non dico che non succederà mai, ma normalmente non accade”.

Durante l’Europeo ha parlato di Cristante e Spinazzola, che ruolo avranno nella prossima stagione. Dopo l’infortunio di Spinazzola ha programmi in mente?
“Siamo tutti felici che abbiamo questi giocatori in Nazionale, che sta facendo molto bene e ha il 50% delle possibilità di tornare a casa come campioni d’Europa. E’ un orgoglio e anche per me che non ho mai lavorato con loro, lo sento come se fossero i miei giocatori. Siamo tutti molto felici di questo. Cristante dimostra che è una Nazionale piena di giocatori di talento. Solo possono iniziare in 11, Mancini non può fare miracoli in questo senso. Mancini ha un rispetto grande per Cristante come giocatore perché ogni momento di difficoltà Cristante è lì per aiutare. E’ un ragazzo con una personalità fantastica e lo aspetto a braccia aperte. Spinazzola è una triste situazione per tutti noi. Ma è incredibile nella sua gioia di vivere e di fare, arriva al centro di allenamento con questo infortunio e sembra che non è successo niente. E’ positivo ma non lo avremo per tanto tempo. E’ una situazione dura per lui e per noi. La soluzione da trovare? Abbiamo Calafiori che deve lavorare tanto per noi, abbiamo fiducia di lui. Però scusi direttore, ma abbiamo bisogno di un terzino sinistro”.

C’è un limite al budget stanziato per il mercato?
Risponde Tiago Pinto: “Aspettavamo queste domande. Abbiamo fatto un’analisi della squadra. Sappiamo tutti di cosa abbiamo bisogno, ma sappiamo tutto che questo è un mercato molto difficile. Lavoriamo ogni giorno per trovare la soluzione. Sicuro che a fine mercato avremo una squadra degna di Mourinho”.

I tuoi due anni in Italia furono difficili, gli ultimi mesi non parlasti più con la stampa dopo il gesto delle manette… Undici anni dopo torni con quali sentimenti? Di dare battaglia? O pensi che il calcio italiano o tu sei cambiato?
“Io sono l’allenatore della Roma. Non voglio essere niente di più, c’è tanto da fare qui. Devo concentrarmi nel mio ruolo, perché sarà il mio ruolo per 24 ore o poco di meno per dormire. Se come conseguenza del mio lavoro nel club possiamo dare qualcosa di più al calcio italiano è fantastico. Le situazioni possono arrivare e non arrivare. Tu sai che per difendere i miei farò di tutto, per cercare io dei problemi ovviamente no. Mi voglio divertire e penso che ci possiamo divertire tutti. Per difendere la mia società, se bisogna fare qualcosa di più siamo qui”.

Lei è ossessionato dalla vittoria? Qual è la sua idea di vittoria?
“Sono una vittima di quello che ho fatto, del modo in cui la gente mi guarda. Nel Manchester United ho vinto 3 titoli ed è stato un disastro, nel Tottenham ho fatto finale che non mi hanno fatto disputare ed è stato un disastro. Quello che per gli altri è una cosa importante, per me è un disastro. Abbiamo in mente di vincere la prima partita ufficiale, finita la prima penseremo alla seconda. La prima sarà la Conference League e vogliamo vincerla. Questa società deve migliorare ogni giorno. Posso dire che le strutture di Trigoria sono diverse dal giorno di quando sono arrivato. La gente lavora 24 ore per migliorarla. Per la struttura umana i calciatori hanno fatto tanto lavoro prima che arrivassi e continueremo a partire da oggi. Ogni giorno dobbiamo migliorare come squadre”.

Quest’anno in Serie A c’è la Juve di Allegri, il Napoli di Spalletti, l’Inter campione uscente. Come lo sente il rumore dei nemici?
“Non mi piace la Roma di Mourinho. Esiste la Roma dei romanisti, non la Roma di Mourinho. Sono uno in più. Se vuoi parlare della Juve di Allegri o del Napoli di Spalletti puoi farlo, ma la Roma di Mourinho non mi piace”.

La Roma non vince un titolo dal 2008. Secondo lei la Roma è già attrezzata per vincere lo Scudetto?
“C’è una cosa da cui non possiamo scappare: abbiamo finito il campionato a 29 punti dallo scudetto. Non possiamo scappare da questa realtà, però prima di tutto vogliamo capire il perché. Siamo parlando di tempo, una parola con cui tutti noi conviviamo, è stata una parola chiave quando ci siamo incontrati la prima volta con la proprietà, però se possiamo accelerare questo processo meglio”.

Ritiene positiva una stagine senza titoli?
“Voi parlate di titoli. Io parlo di tempo, di progetto, di lavoro. I titoli non sono una parola, potrebbe essere una promessa troppo facile. Tu parli di titoli, noi parliamo di tempo, di migliorare, i titoli arriveranno. La proprietà non vuole un successo isolato, vuole arrivare lì e rimanere lì. Un successo isolato è facile se vinci e poi non hai soldi per pagare gli stipendi. Noi vogliamo essere sostenibili, lavorare e arriveranno successi”.

Non tutti sono stati così entusiasti del suo arrivo, ritengono che non sia più quello di una volta. Cosa vuole rispondere?
“Niente, ho risposto prima, i miei ultimi 3 club: scudetto con Chelsea, 3 coppe con Manchester United, una finale con il Tottenham che non mi hanno permesso di giocare. Quello che per me è un disastro magari qualcuno non l’ha mai fatto nella vita”.

Come ha trovato Zaniolo?
“Dobbiamo capirlo, dobbiamo comunicare e analizzare. Ho una squadra tecnica fantastica che mi piace tanto, con gente di tanto talento e passione. Abbiamo persone che hanno lavorato per noi che hanno lasciato situazioni buone da altri club e sono venuti da noi per passione. Zaniolo è un ragazzo con talento fantastico, sappiamo quello che è successo dal punto di vista degli infortuni e poi dobbiamo trovare per lui dentro una dinamica di gioco della squadra l’habitat naturale, dove si può esprimere al massimo. Un’idea di gioco che i giocatori possono condividere con noi”.

Tutti si aspettano il Mourinho comunicatore. Quello visto nel documentario (All or nothing) fa uscire anche la sua vera parte umana? Ha già un’idea tattica di come potrà cominciare nella Roma?
“Abbiamo l’idea che abbiamo ma deve essere lavorata ogni giorno e dobbiamo capire come possiamo far esprimere i giocatori al massimo. Dobbiamo cercare di mettere i calciatori in una situazione di comfort. Non vogliamo farli giocare in un modo che non gli piace. Il calcio si è rivoluzionato tanto, è difficile definire un modulo di gioco perché durante la partita devi avere la potenzialità di cambiare. Anche parlare di tattica è difficile, puoi giocare in un modo quando hai il pallone e quando lo perdi cambiare il sistema tattico. I giocatori hanno cultura tattica”.

Quando incontrerà la sua Inter le dispiacerà non incontrare Conte che spesso è stato paragonato a lei e se tre anni fa è arrivato un portoghese e ora lo Special One, se Ronaldo deve preoccuparsi del suo ritorno?
“Ci sono allenatori nelle storie del club che non devi paragonare mai. Qui si parla di Liedholm o Capello e non devono essere paragonati. Così nell’Inter. Non puoi paragonare. Ronaldo non si deve preoccupare di me perché non gioco come difensore centrale. Purtroppo sono troppo scarso e vecchio per giocare con lui, altrimenti l’avrei picchiato”.

Se dovesse immaginare la sua Roma tra tre anni come la immagina? 
“Festeggiando”.

Lo sa che se si dovesse vincere i nati nel 2022 si chiameranno tutti José?
“Si chiameranno Giuseppe”.

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