ROMA-TRABZONSPOR. A PRIMA VISTA… di Paolo MARCACCI

Dopo averla riabbracciata, per come può nei consentiti, l’ ora comincia avvolgere la Roma: un po’ perché serve per eliminare il e cominciare la fase post – play off della Conference e molto perché c’è voglia di stadio, di clamore, del fuoco di un afflato rivissuto in presenza, sul quale soffia strategicamente il vento dell’entusiasmo, a colpi di dichiarazioni e investiture responsabilizzanti, come quella usata senza mezzi per Pellegrini.

Serata che è doveroso condurre in porto, al tempo stesso non facile né scontata, vuoi per il risultato aperto, per le nuove sul del in trasferta, per le insidie che presenta il rodaggio in corso nell’ultima decade agostana.

Primo tempo intenso e forse più efficace che all’andata, con costretto a uscire per una botta alla spalla in caduta. che lascia l’impostazione nel primo terzo di campo e serra le linee, aspettando falle nel giro palla dei turchi. Si vede una squadra, nell’undici di Mourinho, soprattutto per la coralità della manovra e, elemento di cui non avevamo più memoria, per la reattività con cui in tanti vanno a difendere un compagno, davanti all’arbitro o davanti a un avversario. Qualcuno lo fa in modo più appariscente, vedi o Zaniolo, qualche altro in maniera meno evidente ma sempre di sostanza, come Cristante, che firma il vantaggio con una conclusione tanto cercata quanto perentoria e precisa.

affronta il secondo tempo con una soglia di impegno, anche intenso, che non sconfina mai nella sofferenza: merito di un quanto mai concentrato e pulito nelle scivolate; di un preciso in appoggio e continuo nella corsa; di un in crescendo di efficacia; del moto perpetuo di Veretout; di oggi tuttocampista; di Zaniolo, infine, che quando infila quel corridoio non mette a un raddoppio soltanto e non si limita a esultare: fa brillare negli occhi di ogni romanista la luce dell’uscita dal tunnel. Sono lacrime di gioia e leggerezza, quella che lui evidenzia nella corsa.

Il terzo, poco dopo essere entrato, lo mette a El Shaarawy: ricomincia anche la sua Roma, la segnatura è un compendio del suo campionario.

Il finale lo riserviamo al fotogramma per noi più bello dell’intera gara: il voto plastico è spettacolare per la reattività di Rui Patricio, in di secondo tempo, sul colpo di testa che Vitor Hugo indirizza verso l’angolino basso alla sinistra del guardiano del faro: lo abbiamo soprannominato così, il copyright è nostro.

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