ROMA-UDINESE. A PRIMA VISTA di Paolo MARCACCI

Pochi ricordi traducono il concetto di appartenenza più di quello di Giorgio Rossi. Lodato sia, sempre, ha onorato la meglio che ha potuto. 

La è, parte, quella titolarissima, con un responsabilizzato, positivamente rimproverato ed evidentemente stimolato Calafiori: per tre quarti, il di è suo.  Un pesante, che arriva nel momento in cui un’ ancora frastornata dalla quaterna del nel turno precedente comincia mettere la testa fuori dal guscio. 

Al termine della prima frazione di gioco, condotta nella prima parte con una pressione territoriale più veemente che nelle uscite precedenti, vale la pena fare un ragionamento sulla gestione del “carburante”: è vero che Mourinho, come la maggior parte dei suoi colleghi, predilige titolari anche affaticati ricambi dei quali non si fida del tutto; però il chilometraggio di Cristante, e tra gli altri è già importante. 

La partita nella resta in scorbutico equilibrio, per così dire, con la che va molto poco trovare Silvestri e l’ che prova pungere un pochino di più. Anche stasera qualche spiffero di troppo lì dietro; anche stasera in un momento cruciale serve il guanto di Rui Patricio. 

È una che si limita contenere, fino quasi subire, nella e i cambi di non invertono il trend. Anche per questo le operate da traducono l’intenzione di provarci fino alla fine. 

Nel finale, la mazzata: non perché pareggi l’Udinese (che lo meriterebbe, va detto), ma perché Lorenzo con il secondo giallo si perde il negli ultimi minuti. Peccato mortale, ora bisognerà ragionare su quale possa essere la trequarti migliore possibile contro la Lazio.

Arrivano i tre punti, con sofferenza e quindi sono ancora più importanti. Il risultato è quello che serviva stasera. In prospettiva servirà anche altro, lo sa per primo.

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