CAGLIARI-ROMA. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

di Diego ANGELINO – La vince Mourinho. Ribaltando, con l’ingresso di un ragazzo del 2003, una partita che in altri tempi e con altri allenatori avresti perso nove volte su dieci.

Chi pensava (ma davvero c’era qualcuno?) che in Sardegna si andasse a passeggiare, mi permetto di dire conosca poco il passato e la Roma.

Ecco quindi Mazzarri che prova a imbrigliarla in ogni modo, in un primo tempo soporifero ma con un palo dei padroni di casa e due occasioni per Abraham, che ancora non punge.

L’arbitro Pezzuto è attentissimo quando ammonisce Zaniolo; meno quando Deiola taglia il volto, con un colpo, di un Mikhitaryan ancora in ombra. 

Parte la ripresa e, anziché essere avanti, vai sotto. Vina sbaglia goffamente, Ibanez dimentica Pavoletti ma l’azione del goal parte da un fallo dello stesso Pavoletti sul difensore brasiliano e da un altro intervento falloso su Zaniolo. Il signor Pezzuto da Lecce non vede nulla. 

Fuori Vina, dentro Felix Afena-Gyan: Mourinho, che fai? La cosa giusta, anche se con El Shaarawy a tutta fascia, prima Pavoletti potrebbe far male ma cade, poi la prende di testa ma, tra i pali, siamo finalmente tornati ad avere un portiere.

Roma ultraoffensiva che continua a prendere legni, creando occasioni. Capitan Pellegrini anche sull’Isola si carica la squadra sulle spalle. Ormai “solito” assist su angolo; meraviglioso gioiello per il 2-1. 

Mazzarri sbraita per presunti torti; per fortuna della Roma, non mette un contropiedista come Keita quando i giallorossi difendevano praticamente in due e si “perde” il mani in area cagliaritana nel finale, su incursione di Felix.

Finisce con un successo che fa morale per una Roma in piena fase di costruzione, che ha però un’anima e un importante spirito di sacrificio: basi indispensabili per edificare il prossimo futuro. 

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