CSKA SOFIA-ROMA. A PRIMA VISTA di Paolo MARCACCI

Ultima chance per molti, forse già oltre la prova d’appello; occasione, sulla carta, per fare bella figura, senza cullare più di tanto ambizioni di superamento del Bodo Glimt, se non altro per non illudersi, almeno all’atto del fischio d’inizio dello scozzese Nicholas Walsh. 

Contro l’Inter, visionando la distinta ufficiale, abbiamo dovuto far caso ai tanti “millennials” che aveva portato in panchina. Un pomeriggio come quello di oggi, per una di ragioni, ci fa trarre conclusioni diverse, perché con la qualificazione al caldo – ci mancherebbe – e lo scetticismo circa il primo posto nel Girone C (quantomeno improbabile), possiamo soddisfare qualche curiosità, cominciare da quelle su che ritroviamo tra i e sulla “fame” residua di qualche suo collega precedentemente demolito parole da Mourinho. Ci aspettavamo sulla mediana, ritroviamo un che si e ci regala lo 0 – 2 con un colpo di di ottima fattura e di grande tempestività. Giocata mirabile dell’iberico, indipendentemente da quello che è e che resta il livello degli avversari. Notizie apprezzabili dall’Ucraina, alla fine del primo tempo. 

Un rilievo su Abraham, autore del primo con coefficiente di difficoltà vicino allo zero: è talmente frenetico nell’andarsi cercare lo spazio che si stacca dalla linea con tempestività eccessiva, il che lo fa finire spesso in fuorigioco. 

Tammy ci ascolta, segna il terzo con un secco e poi si avventura tra i cumuli di neve ghiacciata per regalare la maglia al settore ospiti. 

L’orgoglio del e il rallentamento della Roma – soprattutto dopo l’ingresso di Villar – portano al bel del neo entrato Katakovic, mentre sono diventati della partita e Zaniolo, che poco dopo si ritrova seduto con una di ghiaccio sull’inguine. Era così indispensabile il suo ingresso?

che missione compiuta si addormenta, con una gestione imbarazzante della palla e un ancor più imbarazzante in occasione del 23 di Wildshut. Pago per i risultati e per la non attesa vittoria del Girone C Mourinho, al tempo stesso incazzato come una biscia per la (non) gestione del di gara. Lavorare, lavorare, lavorare.