ROMA-GENOA. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

Il dolore principale è forse l’aver visto negata la favola lieto fine. Zaniolo, trovatosi sui per l’ingenuità di Thiago nell’ultima conferenza stampa, risolve la complicata partita con il con un colpo da campione.

Ecco invece il VAR, strumento che non ha colpe in sé: quelle presenti sono sul suo italico, discrezionale utilizzo. Come può intervenire a e, meno di due ore dopo, non farlo a in occasione del pareggio di Giroud?

Come può il signor Nasca chiamare alla revisione sul campo in occasione del contatto tra Abraham e Vasquez e non farlo, invece, quando Cuadrado dà il via all’10 di -Roma, stoppando la palla con il braccio?

Valutazioni che tolgono punti e determinano campionati, sommandosi alle colpe della stessa.

Che patisce il pressing del “nuovo” Genoa, di certo più organizzato di quello di Shevchenko e con qualche elemento giunto nel di gennaio per cercare lo sprint salvezza.

Stesso dal quale sperava di ricevere quel regista che chiede da luglio. Il calciatore che avvii un’azione troppo spesso farraginosa. Vuoi perché dei tre non ce n’è uno di costruzione; vuoi perché il fu centromediano metodista lo fa Cristante: inattaccabile per abnegazione e serietà, ma impiegato per forza di cose in un ruolo non suo.

La somma dei fattori fa sì che esca un primo tempo dove ci si aggrappa alla verve di Zaniolo; le poche cose buone dei primi 45’ nascono dai suoi piedi. Stavolta Sergio Oliveira, preso tra le avversarie, ha pochissimi spunti; Maitland-Niles, che era piaciuto Empoli, fa un passo indietro.

sonnecchia anche nella ripresa, fatta salva la clamorosa opportunità di Smalling su cross di Karsdorp. Arrivano finalmente i cambi e anche le occasioni concrete e potenziali (Zaniolo, Abraham, Felix, El Shaarawy), con l’avversario che resta in 10 Un’ulteriore mancanza giallorossa.

Però, quando accade alle solite note di vincere partite difficili all’ secondo, si fanno i complimenti alla “ cinica”: la Roma, invece, pare non poter proprio godere di questo diritto e deve per forza stare “30” con tutti.

L’immagine emblematica del match resta per me quella di spogliato da Vasquez, naturalmente non ammonito. Un ennesimo sopruso nei confronti di questo talento, che ha la sola di colpa di indossare la maglia “sbagliata” Mi piacerebbe gli desse la di capitano martedì San Siro: un segnale di vicinanza lui e ai romanisti.