DIVAGAZIONI ROMANISTE… Trasferta ostile

Di Franco BOVAIO – Dice: “Allora domenica annamo a Genova a vince’ co’ a Sampe”. Ecccolo là. Dopo la vittoria nel derby è tornato il romanista spaccone che tanto porta male alla squadra. E che, forse, la influenza pure negativamente. Perché ora, dopo il bel 3-0 rifilato alla Lazio e questa lunga e deludente sosta per la nazionale, il pericolo è proprio questo: ricadere in quella superficialità da “mo c’è tutto dovuto” che, quest’anno, è costata già cara alla Roma (ricordate la trasferta di Bodo dove si doveva andare a vincere a spasso o quella di Venezia?).

E poi “annamo a Genova a vince’ co’ a Sampe” non è mica così semplice. Anzitutto perché “a Sampe” è ancora in corsa per la salvezza e i punti le servono come il pane. Dunque non pensiate che scenderà in campo come le beghine che vivevano solo per fare del bene agli altri. E poi perché pure le statistiche ci dicono che quello “de’ a Sampe” è uno dei campi più difficili per la Roma, che in 63 gare di campionato ci ha vinto solo 10 volte. Si, avete letto bene, 10 volte su 63 partite, nelle quali ha anche rimediato 30-sconfitte-30 (comprese le prime 5 nelle prime 5 trasferte nel Marassi blucerchiato) e 23 pareggi, subito 79 reti e segnate 50. Tutto dal 1946 ad oggi. L’anno in cui “a Sampe” è stata fondata. Motivo per il quale è la squadra più giovane della Serie A.

Dunque occhio a “a Sampe” perché, anche se a casa sua Totti ha segnato uno dei gol più belli della sua folgorante carriera, lì abbiamo raramente avuto vita facile. E dopo la bella vittoria nel derby sarebbe veramente deleterio cominciare questo nuovo, importante, ciclo di partite con una battuta di arresto. Che ci farebbe rimpiombare nello sconforto e nella delusione proprio in vista della rivincita in casa del Bodo, dove giocheremo giovedì 7 aprile, per poi ospitarlo all’Olimpico una settimana dopo, il 14. Con il solo obiettivo della qualificazione alle semifinali di questa coppa che, per la Roma, deve valere come la Champions. Perché in Europa ha vinto solo quella delle Fiere del 1961. Poi basta. Dunque, sarebbe il caso di non snobbarla affatto e di arrivarci con l’entusiasmo a mille e il vento in poppa. Non con una batosta in casa de “a Sampe”. Come Mourinho sa più che bene.