DIVAGAZIONI ROMANISTE… Ombre giallorosse

Di Franco BOVAIO – Per vincere la Conference a Tirana la Roma deve cambiare registro rispetto a quanto ha fatto vedere nell’ultimo mese. Ovvero dalla strepitosa vittoria con il Bodo ad oggi. A cominciare da quanto ha fatto proprio nell’ultima partita contro il Venezia, con quegli ormai famosi 46 tiri che, però, hanno prodotto solo un gol! È un dato che deve allarmare. Perché significa che la Roma gioca, produce, ma non concretizza.

E perché non concretizza? Perché alla fine, se andate a leggere il tabellino dei marcatori stagionali della Roma, scoprite che tra campionato e coppe, a segnare, sono sempre gli stessi: Abraham 25 gol, Pellegrini 13 e poi, molto distanziati, con 7 reti a testa Zaniolo ed El Shaarawy. A quota 5 è fermo Mkhitaryan e ieri è stato raggiunto da Shomurodov. Insomma, mancano le alternative valide in zona-gol. E sono dolori se gli avversari fermano Abraham e Pellegrini o se questi vivono un momento di stanca. Come sta capitando all’inglese, che in campionato non segna dalla doppietta nel derby del 20 marzo ma che, per fortuna, in Conference ha segnato al Leicester. Questo è un dato sul quale bisogna riflettere in vista della finale di Tirana, dove per battere il Feyenoord occorrerà avere a disposizione tutte le frecce da gol che si hanno al proprio arco.

Il secondo dato sul quale bisogna ragionare, poi, è quello del rendimento della squadra in quest’ultimo mese. Cioè dalla strepitosa vittoria contro il Bodo ad oggi. Da quella sera in poi, infatti, la Roma ha giocato 7 partite tra campionato e Conference nelle quali ha messo insieme 1 sola vittoria (quella determinante contro il Leicester all’Olimpico), 4 pareggi (due importanti a Napoli e Leicester, gli altri due deludenti in casa con Bologna e Venezia e questi sono 4 punti che mancano alla classifica) e 2 sconfitte senza colpo ferire (a Milano con l’Inter e a Firenze). Il calo di rendimento è evidente, soprattutto in campionato, dove la squadra ha perso il vantaggio che aveva accumulato sulle dirette concorrenti per il quinto e sesto posto. Certo, su di esso ha influito il cammino in Conference, che ha giustamente spostato le attenzioni di tutti verso l’Europa.

Ora, però, questa coppa tocca vincerla, perché altrimenti sarà stato tutto inutile e un’altra stagione sarà stata gettata al vento. E per vincerla, secondo noi, la Roma dovrà ritrovare quella brillantezza che, al di là dei buoni risultati europei, sembra aver smarrito negli ultimi trenta giorni. Nei quali abbiamo visto una squadra stanca e affaticata, più mentalmente che fisicamente, a dire il vero. Perché nel secondo tempo contro il Venezia i ragazzi hanno corso e prodotto. Ma con poco costrutto. Per sfortuna, certo, ma anche per problemi di mira evidenti. E il discorso sulla maggiore concretezza sotto porta, abbinato alla ricerca delle alternative negli uomini-gol, ci riporta all’inizio del nostro articolo. Perché dire che contro il Venezia la Roma ha fatto 46 tiri e preso 4 traverse non significa elogiarla per il suo gioco offensivo e la volontà che tutti ci hanno messo. Ma solo mettere in evidenza le sue carenze in quanto a concretezza in zona-gol. Visto che tutta questa mole di gioco ha prodotto solo una rete.

E contro il Feyenoord il lusso di sbagliare gol che sembrano fatti è un lusso che non ci possiamo permettere. Soprattutto se in difesa si continueranno a commettere quegli errori in marcatura che negli ultimi tempi si sono troppo spesso ripetuti per superficialità, deconcentrazione e limiti tecnici evidenti. E meno male che Smalling è tornato alla grande, perché le sue eccellenti prestazioni sono uno dei motivi per i quali la Roma è arrivata a Tirana. Ecco perché, nella trasferta di venerdì a Torino, lui e Abraham e Pellegrini li terremmo proprio a riposo. Insieme a Rui Patricio sono la spina dorsale e i pilastri della squadra. Sono quelli che servono al massimo della forma fisica e mentale contro il Feyenoord. Sono quelli che non ci possiamo permettere il lusso di perdere o di non avere al massimo il 25 maggio. Che deve diventare la data sulla quale si fonderà la Roma del Mourinho-due. Quella che, speriamo, abbia una rosa più forte e meglio composta di quella attuale.