FIORENTINA-ROMA. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

di Diego ANGELINO – Potrei fermarmi al 2 ‘: tutto ciò che accade dopo è davvero superfluo rispetto al rigore – assurdo per dinamica e procedura – che indirizza il match.

Il commentatore delle decisioni arbitrali per  – l’ex fischietto Marelli – per descriverlo l’aggettivo “inesistente” 

imposta un tipo di partita: 10 degli 11 che hanno giocato giovedì, in campo. Aspetto, riparto e provo a vincerla così. Perché sono stanco ma devo mettere gli stessi, in uno scontro diretto: già alcuni titolari non sono adeguati per gli alti livelli; figuriamoci le riserve.

Quindi i migliori, per evitare di rendere - alla 38esima una gara da giocare al massimo. Ma Guida e Banti, ancor peggio, decretano il che cambia l’inerzia della gara. Perché costringe la stanca Roma attaccare e a pressare un avversario che palleggia bene. Fisicamente e mentalmente infattibile, per i giallorossi in campo ieri.

Che non trovano nemmeno lo spunto per rinvigorire le proprie forze: la parata di Terracciano sulla punizione di Pellegrini; soprattutto il colpo di testa di a inizio ripresa. 

L’errore di in occasione del 20 rende la montagna da scalare ancor più ripida. E se molti possono, in parte, essere giustificati per le fatiche europee, sorprende – ormai non troppo – il piattume di Veretout, che dovrebbe essere invece tra i più freschi.

Mezzo squillo da quando entra; in pratica nemmeno quello dal subentrato Zaniolo.

Non va nulla a Firenze, tranne il ritorno in campo di Leonardo Spinazzola.

La Roma, tra diretti e differenza reti, è avanti con tutte le squadre che lottano per il 5°/7° posto. Certo che trovarsi probabilmente a dover giocare al meglio l’ultima non è il modo migliore per preparare la di Tirana.

Anche perché l’ della Lega Luigi De Siervo, considerando la contemporaneità delle gare per l’ultima di campionato, è stato abbastanza abbottonato sul sacrosanto anticipo al per l’unica italiana che si gioca una europea. Non concederlo sarebbe oltre il colmo.