LUDOGORETS-ROMA. A PRIMA VISTA di Paolo MARCACCI

Non dovevano servire nemmeno le parole di Mourinho per ricordare a tutti che uno “schiaffo” come quello di Udine, moltiplicato per quattro, la Roma non deve prenderlo più. Però la sua conferenza ha veicolato verso i tifosi il conforto del quale necessità chi vuole essere rassicurato.

E allora ben venga questa partita, lo diremmo per qualsiasi gara che sancisce il ritorno in campo che spezza il tempo delle chiacchiere, delle polemiche, delle cadute vertiginose degli umori cittadini e di ogni componente autolesionista che ben conosciamo.

Turnover ragionato e in una certa percentuale persino obbligato, ma in questo inizio di stagione così compresso vale per tutti: da Svilar al Gallo, roba nuova dal primo minuto; forse qualcuno andava rimesso a punto ancora meglio, ma la necessità deve farsi virtù.

Roma elegantissima in bianco, purtroppo in bianco anche nel risultato del primo tempo; in grigio per la prestazione, anche se nel finale qualcosa si accende. Dybala su tutti, col mancino che sale in cattedra. Ma serve di più, sia in mezzo che ai lati.

Su un campo di patate, perché bisogna dirlo, la Roma la partita arriva perfino perderla. Si. Se avete dei bambini, evitate di fargli rivedere la fase non difensiva della Roma in occasione del gol di Cauly, perché è una roba vietata ai minori.
Arriva il pareggio, udite udite, con Shomurodov e poi, anche in questo caso concorso di colpa clamoroso, il nuovo vantaggio bulgaro firmato da Nonato. Sembra entrar bene in partita Camara, ma ci imbarazza parlare di aspetti positivi in una serata così.