ROMA-LECCE. A PRIMA VISTA di Paolo MARCACCI

Vincere purchessia, a prescindere dai contenuti. Questo era il mantra della serata, che già in partenza accomunava tecnico, tifosi, dirigenza. Per forza e perché non era contemplabile altro esito, per poi preparare la trasferta in terra andalusa, dove il Betis è particolarmente padrone, tra le mura del “Benito Villamarin”; però quella partita non deve essere intesa come un dente da cogliere, ma come un’occasione da cogliere, per gestire poi in tranquillità l’epilogo del Girone C di Europa League. Coefficiente di difficoltà alto, avversario la cui forza si conosceva bene a che prima di giovedì scorso, ma la Roma deve convincere innanzitutto se stessa di meritare determinati obiettivi e ambizioni. 

La formazione anti – Lecce, tornando a stasera: per quanto ci riguarda, ci aspettavamo esattamente questi nomi che abbiamo trovato nella distinta, a proposito dell’ undici titolare. Vina compreso, perché il pit stop di Spinazzola è stato più sensato stasera, in ogni caso, a rigor di logica.

La Roma alla fine la vince, come era doveroso; ma troppo faticosamente, con troppe ammonizioni; concedendo troppo a un avversario in dieci, rimasto vivo fino alla fine anche e soprattutto per demeriti romanisti. Zaniolo svanito e mai in partita fino a metà gara; Belotti volenteroso ma ancora impreciso; Dybala decisivo ma uscito a causa di un fastidio circa il quale sapremo meglio domani. 

Al netto di ogni considerazione, poi, vale la pena porsi un interrogativo: che gioco ha sviluppato stasera la Roma?