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ROMA CLUB POLIGRAFICO e ZECCA DELLO STATO

DI CLUB IN CLUB di Franco Bovaio – Il Roma Club Poligrafico e Zecca dello Stato, affiliato all’UTR, nasce ufficiosamente nel 1985 e viene inaugurato ufficialmente nel 1987 alla presenza del presidente Dino Viola. I soci del club sono tutti lavoratori della Zecca e del Poligrafico dello Stato, come ci spiega il presidente Antonio Minotti, in carica da tre anni: “Fino all’inizio del duemila c’erano circa 600 iscritti poi tra scivoli e pensionamenti il numero si è via via ridotto e oggi siamo una cinquantina. Dato che si tratta di un club nato in un luogo di lavoro non abbiamo una sede ufficiale, perché solitamente ci incontriamo dove lavoriamo, anche se, facendo tre turni, non riusciamo mai a ritrovarci tutti insieme. Per farlo dobbiamo per forza organizzarci al lavoro, a casa di qualcuno di noi che è comoda da raggiungere per tutti oppure fare una cena in ristoranti che scegliamo volta per volta. Siamo stati da Candela, all’Osteria degli Ubertini di Largo Preneste, che è di un romanista doc come noi e posti così”.

Come fate per vedere le partite, quando non siete allo stadio? 
“Vederle tutti insieme in Tv è difficilissimo, anche perché ormai giocano ogni giorno ad ogni ora e per noi che lavoriamo a turni, a volte, è proprio impossibile seguirle. Poi va detto che essendo un club di un luogo di lavoro ci sono soci che abitano in zone diverse. A Gallicano, a Cassino, a Roma, sia vicino allo stabilimento di Via Gino Capponi, all’Alberone, dove la Zecca è dal 1999 (il Poligrafico invece è a Via Salaria) sia più lontano. Vista la nostra situazione sarebbe illogico avere una sede vera e propria. Meno male che oggi è più facile contattarci che in passato grazie a whats app e ai vari social per organizzare tutte le nostre cose”.

Allo stadio, invece, siete sempre presenti?
“Certamente e ti dico che anche per il passaggio dello striscione tra l’uno e l’altro di noi che va alla partita e deve piazzarlo ci dobbiamo organizzare ogni volta per farlo avere a chi va. Per fortuna abbiamo molti soci di buona volontà che si prestano ad esporlo all’Olimpico, dove si trova al centro della Tribuna Tevere, all’entrata del boccaporto 33, dove c’è l’uscita di emergenza, tanto che il nostro striscione è ritagliato su questa”.

In trasferta andate oppure no?
“Cerchiamo di andare il più possibile. In Europa è più facile che in Italia, perché c’è sempre qualcuno che abbina la partita ad un viaggio turistico. A Nizza e Glasgow c’eravamo, a Cremona ci saremo, a Glasgow, contro il Celtic, torneremo, me compreso”.

Lei è in carica da tre anni e so che abita fuori Roma, come mai ha scelto di ricoprire questo ruolo?
“Più che scelto diciamo che sono stati i soci a chiedermi e a spingermi a diventarlo quando si era reso necessario il passaggio di consegne tra il vecchio presidente e uno nuovo, visto che lui era ormai pensionato e dunque non più presente sul posto di lavoro. Ne serviva un altro che era ancora in attività. La mia soddisfazione è che da quando ricopro questa carica ho raccolto qualche iscritto in più, perché essendo sempre presente in ufficio mi è ovviamente più facile trovare nuovi soci”.

Come mai alla metà degli anni ’80 nasce questo club così particolare?
“Perché a quei tempi nei vari stabilimenti della Zecca e del Poligrafico c’erano circa mille lavoratori e tra questi i romanisti erano tantissimi, più o meno i seicento di cui parlavo prima e avere il presidente Viola all’inaugurazione del club è stato davvero un grande onore, come è stato testimoniato anche dalla vostra rivista nella sua edizione cartacea di quegli anni”.

Avete in mente di organizzare iniziative sociali?
“Certo, soprattutto in vista dell’anniversario dei quarant’anni del club, che ricorrerà nel 2027. Poi vorrei anche tornare ad organizzare iniziative benefiche come quelle che abbiamo fatto in passato. Ricordo che alla metà degli anni ’90 facemmo una manifestazione per i bambini malati di diabete alla quale intervennero Renato Zero, Rita Levi Montalcini e Walter Bonacina, che a quei tempi giocava con noi”.

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